La spondilolistesi è lo scivolamento di una vertebra rispetto a quella che le sta sotto, e nella maggior parte dei casi non provoca alcun sintomo. Se sei arrivato qui dopo una radiografia, probabilmente hai letto questa parola su un referto e ti sei spaventato.
Ti spiego subito come stanno le cose. Il fatto che una vertebra sia scivolata non basta a spiegare il tuo dolore. Serve capire se quello scivolamento c’entra davvero, e soprattutto cosa puoi fare per stare meglio.
Una vertebra perde l’allineamento con quella sottostante e si sposta, quasi sempre in avanti. In questo caso si parla di anterolistesi. Quando invece lo spostamento avviene all’indietro si parla di retrolistesi, molto più rara.
Il punto interessato è quasi sempre il passaggio tra l’ultima vertebra lombare e il sacro, oppure quello immediatamente sopra. Non è un caso: è la zona che sopporta più carico di tutta la colonna.
Lo scivolamento può dipendere dall’interruzione di una piccola porzione ossea dell’arco vertebrale, oppure dall’usura del disco e delle articolazioni con il passare degli anni. Sono due storie diverse, e le vediamo tra poco.
Esiste anche una forma cervicale, ma è rara e ha un quadro clinico differente. Se il tuo problema riguarda il collo, trovi le informazioni giuste nella sezione dedicata alle patologie del tratto cervicale.
Questo è il punto che voglio ti arrivi prima di tutti gli altri. Lo scivolamento vertebrale si trova anche in persone che non hanno mai avuto mal di schiena: è un reperto frequente, non necessariamente una malattia.
Inoltre il grado misurato sulla lastra non predice quanto farà male. Ho visto scivolamenti minimi con dolore importante, e scivolamenti evidenti in persone che camminavano, lavoravano e non si lamentavano di nulla.
La letteratura ortopedica va nella stessa direzione: nella forma degenerativa, che è la più comune, la maggioranza dei pazienti è asintomatica e non necessita di alcun intervento.
Per questo motivo, quando arrivi da me con un referto in mano, non parto dal referto. Parto da te: da quando è cominciato il dolore, da cosa lo peggiora, da cosa lo allevia. È lo stesso ragionamento che applico alla lombalgia e all’ernia del disco lombare.
Le forme che incontro più spesso sono due. La prima è quella istmica, che nasce da un’interruzione dell’istmo, la porzione ossea che unisce le articolazioni posteriori della vertebra.
Compare tipicamente durante l’adolescenza, soprattutto in chi pratica sport con estensioni ripetute della schiena. Ne parlo più avanti, perché merita un discorso a parte.
La seconda è la forma degenerativa, quella dell’adulto e dell’anziano. Qui non c’è nessuna frattura: sono il disco e le articolazioni posteriori che, perdendo altezza e tenuta, lasciano scivolare la vertebra. Esistono poi forme congenite, traumatiche e legate a malattie dell’osso, ma sono nettamente meno frequenti.
Lo scivolamento viene infine misurato in gradi, dal primo al quarto, in base a quanta parte della vertebra è uscita dall’allineamento. Il grado serve a descrivere il quadro. Tuttavia non prevede quanto starai male, e da solo non stabilisce cosa devi fare.
Quando i sintomi ci sono, nascono quasi sempre da tre situazioni. La prima è il sovraccarico dei tessuti attorno al segmento che scivola: articolazioni posteriori, legamenti e muscoli lavorano di più per contenere il movimento.
La seconda è la riduzione dello spazio in cui passano le radici nervose. Lo scivolamento restringe il canale e i forami, con un meccanismo simile a quello della stenosi lombare.
La terza è la perdita di tolleranza al carico. Se per mesi hai evitato di muoverti per paura, di conseguenza la schiena diventa meno capace di sopportare quello che prima reggeva senza problemi. È un circolo che si chiude su sé stesso.
Il sintomo più comune della spondilolistesi è un mal di schiena basso, localizzato a fascia, che peggiora stando a lungo in piedi e nelle posizioni in cui inarchi la schiena.
Spesso il dolore si allevia sedendosi, piegandosi in avanti o appoggiandosi al carrello della spesa. Molti pazienti me lo raccontano prima ancora che io lo chieda.
Possono comparire inoltre rigidità al mattino, la sensazione che la schiena ceda, fastidio ai glutei e ai muscoli posteriori della coscia.
Se una radice nervosa è coinvolta, il dolore può scendere lungo la gamba, con formicolii o senso di debolezza. È il quadro della sciatalgia oppure, quando il percorso è anteriore, della cruralgia.
Nelle forme degenerative con restringimento del canale può comparire anche un dolore che arriva camminando e si spegne fermandosi o sedendosi.
Merita un discorso separato il ragazzo o la ragazza che pratica ginnastica artistica, danza, tuffi, atletica o sport di lancio.
In queste discipline le estensioni ripetute della colonna sollecitano l’istmo, che può fissurarsi. Il dolore è tipicamente basso, spesso da un solo lato, e peggiora inarcandosi.
Un mal di schiena persistente in un adolescente sportivo non va mai liquidato come crescita o come contrattura. Va valutato, perché in quella fase gestire bene il carico cambia il decorso.

Lo scivolamento si documenta con una radiografia eseguita in piedi, di profilo. È l’esame che lo mostra meglio, proprio perché la colonna è sotto carico.
Quello che l’immagine non dice, però, è se quello scivolamento sia la causa dei tuoi sintomi. Lo stabilisce la valutazione clinica.
Nella prima visita ti osservo in piedi, verifico come ti muovi, quali direzioni ti danno fastidio e quali sollievo, quanto carico tolleri, come lavorano anche e bacino. Quando serve integro con la diagnosi posturale strumentale.
Non serve ripetere la radiografia ogni pochi mesi per controllare se lo scivolamento è aumentato, in assenza di sintomi nuovi. Nell’adulto le forme degenerative progrediscono lentamente o restano stabili.
Nemmeno la risonanza serve a tutti. Ha senso quando ci sono sintomi neurologici da chiarire, non come controllo di routine.
Soprattutto, è inutile che tu smetta di muoverti in attesa di capire. Su questo torno tra poco.
Il percorso che seguo si articola in due fasi, con obiettivi diversi tra loro.

Quando arrivi con dolore acuto il primo obiettivo è renderlo gestibile, così da poter ricominciare a muoverti.
In questa fase lavoro manualmente sui tessuti più irritati e, se serve, utilizzo terapie strumentali come il laser Nd:YAG o la tecarterapia. Anche il freddo può dare un sollievo temporaneo nelle giornate peggiori.
Voglio però essere chiaro su cosa sono questi strumenti: servono a rendere sopportabile la fase iniziale e a farti tornare in movimento prima. Non riducono lo scivolamento e non sono la cura.

Qui c’è il lavoro che porta davvero i risultati. Costruiamo progressivamente la capacità della tua schiena di sopportare carico e movimento.
Si lavora sul controllo del bacino e del tronco, sulla forza di glutei, addominali profondi e muscoli posteriori della coscia, e sulla mobilità delle anche: se sono rigide, infatti, scaricano tutto sulla zona lombare.
La progressione parte da quello che tolleri oggi, non da un protocollo uguale per tutti. Trovi il metodo descritto nelle pagine su chinesiterapia e rieducazione posturale globale.
Sulla frequenza delle sedute non ti do numeri prima di averti visto. Dipende dalla fase, dai sintomi e da come rispondi: la definiamo insieme dopo la valutazione.
Non riporta la vertebra al suo posto, non chiude l’interruzione ossea e non ferma lo scivolamento. Preferisco dirtelo con chiarezza, perché chi ti promette il contrario ti sta raccontando qualcosa che la letteratura non sostiene.
Quello che la fisioterapia fa, e fa bene, è ridurre il dolore, restituirti forza e controllo, e riportarti a fare le cose che avevi smesso di fare. Nella grande maggioranza dei casi questo è sufficiente.

Questa è la parte più specifica di questa patologia, ed è la ragione per cui non si tratta come un mal di schiena qualsiasi.
Nella maggior parte dei casi l’estensione, cioè inarcare la schiena all’indietro, è il movimento meno tollerato: avvicina le strutture posteriori e riduce lo spazio disponibile. La flessione, al contrario, tende a dare sollievo.
Questo non significa che l’estensione vada eliminata per sempre, né che la flessione funzioni per tutti. Significa che l’orientamento del lavoro va scelto su di te, verificando in valutazione come reagisci.
Per questo motivo diffido dei programmi di esercizi generici trovati online. Su questa condizione l’esercizio sbagliato non è semplicemente inutile: ti fa stare peggio.
Il messaggio non è fermarsi. È modulare.
Chi sta molte ore in piedi trae beneficio dal cambiare appoggio spesso e dal concedersi pause sedute. Chi solleva pesi per lavoro può continuare, ma con carichi progressivi e tenuti vicini al corpo.
Lo sport non è vietato. Le discipline che richiedono estensioni ripetute vanno riviste nei periodi sintomatici, non abbandonate per sempre. Cammino, nuoto, bicicletta e lavoro di forza ben dosato sono in genere ben tollerati.
La cintura lombare può servire in momenti mirati, come una giornata di carichi pesanti o un trasloco. Tuttavia non va indossata tutto il giorno: la muscolatura si abitua a lavorare meno.
Sul rapporto tra assetto del corpo e sintomi trovi il mio punto di vista nella pagina su postura e mal di schiena.
La chirurgia entra nel discorso in una minoranza di casi: dolore che non risponde a un percorso conservativo condotto seriamente, deficit neurologici che progrediscono, scivolamenti gravi e instabili.
La decisione spetta al neurochirurgo, non a me. Il mio compito è dirti quando ha senso chiedere quel parere e accompagnarti nel recupero, se l’intervento viene eseguito. Anche dopo una stabilizzazione, infatti, il lavoro riabilitativo resta determinante per tornare alle tue attività.
Al CGM lavoro dal 1994 su spondilolistesi e altre condizioni della colonna lombare. Il percorso parte sempre dalla valutazione: capire se lo scivolamento c’entra davvero con il tuo dolore e quanto carico tolleri oggi.
Da lì costruisco un programma personalizzato, che integra il lavoro manuale e strumentale nella fase dolorosa e il lavoro attivo in quella successiva. Puoi vedere l’insieme dei trattamenti nella pagina fisioterapia e le altre condizioni nella sezione patologie del tratto lombare.
Al termine del ciclo ti rilascio una relazione fisioterapica con il lavoro svolto, i risultati ottenuti e le indicazioni per mantenerli. Ti serve per il tuo medico, per lo specialista e anche per te.
Ti ricevo in due sedi: a Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, e a Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3. Puoi prenotare una visita oppure scrivermi dalla pagina contatti.