La sciatalgia è quel dolore che parte dalla parte bassa della schiena e scende lungo la gamba, spesso descritto come una scossa o un filo di fuoco. Chi la prova per la prima volta si spaventa, perché non somiglia a nessun altro dolore: non è il fastidio di un muscolo contratto, è qualcosa di elettrico. In questa pagina ti spiego da dove nasce, quando è il caso di preoccuparsi davvero e come la trattiamo nelle mie due sedi di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati.
La sciatalgia, che molti chiamano semplicemente sciatica, non è una malattia: è un sintomo. Indica che il nervo sciatico, o più spesso una delle radici nervose che lo formano, è irritato o compresso da qualcosa.
Questa distinzione conta più di quanto sembri. Dire “ho la sciatica” descrive dove e come fa male, ma non dice ancora perché. Di conseguenza il primo lavoro non è trattare, è capire quale struttura sta disturbando il nervo: da questo dipende tutto il resto del percorso.

Il nervo sciatico è il più grande del corpo umano. Nasce dall’unione di più radici nervose che escono dalla colonna all’altezza delle ultime vertebre lombari e delle prime sacrali: L4, L5, S1, S2 ed S3.
Queste radici si uniscono formando un unico grosso cordone, che scende attraverso il centro del gluteo, passa in stretto rapporto con il muscolo piriforme e prosegue lungo la parte posteriore della coscia. Dietro il ginocchio si divide in due rami: uno serve la parte anteriore della gamba e solleva la punta del piede, l’altro il polpaccio e la pianta.
Per questo motivo il punto esatto in cui senti dolore o formicolio mi dice molto. La zona interessata cambia a seconda della radice coinvolta, e già l’ascolto attento dei sintomi restringe parecchio il campo.
Il quadro tipico è abbastanza riconoscibile:
Quasi sempre riguarda una gamba sola. Inoltre il dolore tende a peggiorare stando seduti a lungo, tossendo o starnutendo.
Le cause possibili sono diverse, e ognuna richiede un approccio differente. Ecco le più frequenti che incontro.
È la causa più comune. L’anello fibroso del disco si fissura e il nucleo interno spinge verso l’esterno: se non fuoriesce si parla di protrusione, se fuoriesce di ernia. Il materiale può arrivare a contatto con una radice nervosa e irritarla. Trovi l’approfondimento nella pagina dedicata alle ernie lombari.

Il piriforme è un muscolo profondo del gluteo che va dal sacro al femore, e il nervo sciatico gli passa sotto. Quando questo muscolo si contrae eccessivamente può comprimere il nervo, producendo sintomi identici a quelli di un’ernia ma con origine completamente diversa. Ne parlo nella pagina sulla sindrome del piriforme.
Questa è la situazione che più spesso sfugge. Un trigger point è una banda di tessuto muscolare contratta che, se stimolata, produce dolore anche molto lontano da sé. Alcuni trigger point dei glutei riproducono un dolore praticamente indistinguibile da quello sciatico.
Capita così di trovare pazienti con una risonanza che documenta una protrusione, convinti che il problema sia quello, mentre il dolore nasce altrove. Individuato e trattato il punto giusto, il sintomo si spegne. È il motivo per cui la valutazione manuale resta insostituibile.
Il restringimento del canale vertebrale può comprimere le radici, e in questo caso il segno tipico è la difficoltà a camminare a lungo: ne parlo nella pagina sul trattamento non chirurgico della stenosi lombare. Più raramente il dolore sciatico dipende da altre condizioni neurologiche o internistiche, ed è una delle ragioni per cui una valutazione medica va sempre presa in considerazione.
Non di routine, e non come primo passo.
Protrusioni e segni di degenerazione discale si trovano con grande frequenza anche in persone che non hanno mai avuto un giorno di dolore. Trovare un’immagine alterata, quindi, non dimostra automaticamente che sia quella la causa del tuo sintomo. Le linee guida internazionali su lombalgia e sciatalgia sconsigliano l’imaging sistematico proprio per questo.
La risonanza magnetica diventa utile quando il quadro è severo, quando non migliora con un trattamento conservativo corretto o quando si sta valutando un intervento. L’elettromiografia, invece, non serve a vedere le immagini: misura quanto e come il nervo funziona, e ha senso quando c’è il sospetto di una sofferenza nervosa da quantificare.
Nella fase acuta il nervo è infiammato e il dolore può essere davvero difficile da sopportare. Qui l’obiettivo è ridurre l’infiammazione e l’edema attorno alla radice nervosa.
Uso il laser Nd:YAG ad alta potenza e la tecarterapia, con sedute da trenta minuti, insieme a un lavoro manuale mirato e prudente sulle strutture che possono irritare ulteriormente il nervo.
Sul movimento, in questa fase, servono parole precise: riduci, non azzerare. A differenza di una lombalgia comune, dove muoversi è quasi sempre la scelta giusta, nella sciatalgia acuta alcune posizioni tirano il nervo e vanno evitate per qualche giorno. Tuttavia restare a letto per settimane non aiuta: irrigidisce, indebolisce e allunga i tempi. La regola pratica è muoversi in tutto ciò che non aumenta il dolore lungo la gamba.
È la fase in cui si decide se il problema si chiude o diventa cronico, ed è anche la più delicata: il dolore è calato ma il nervo è ancora sensibile, e forzare significa tornare indietro.
Qui lavoro sul recupero graduale della mobilità, sulle rigidità mio-fasciali anche a distanza dalla zona dolente e sulla ripresa progressiva delle attività quotidiane. La durata varia da qualche giorno ad alcune settimane, in base alla gravità e al fatto che sia un primo episodio o l’ennesima recidiva.
Spegnere il dolore e fermarsi lì è il motivo per cui molte persone tornano da me ogni anno con lo stesso problema.
Passata la fase acuta si lavora sulle condizioni che hanno portato il nervo a soffrire: rigidità delle catene muscolari, appoggio del piede, schemi di movimento, abitudini quotidiane. Utilizzo il metodo Mézières e la rieducazione posturale globale, con sedute individuali da sessanta minuti, in genere una a settimana per circa due mesi. Il ragionamento completo sul rapporto tra assetto e dolore lo trovi nella pagina postura e mal di schiena.
Ho raccontato un percorso completo di questo tipo in un caso clinico di sciatalgia cronica, dove la causa non era affatto dove sembrava.
In una minoranza di casi il trattamento conservativo non basta e si arriva a considerare la chirurgia. Le indicazioni sono chiare: dolore severo che non migliora dopo un percorso conservativo condotto seriamente, oppure segni neurologici evidenti e progressivi.
La mia posizione, che coincide con quella delle linee guida, è di non avere fretta: se non ci sono segni di allarme, vale la pena completare un percorso adeguato prima di decidere. Molte sciatalgie migliorano nel tempo. La valutazione, in ogni caso, spetta al neurochirurgo, non a me.
Si comincia sempre dalla valutazione: ti ascolto, ti esamino e, quando serve, approfondisco con la diagnosi posturale strumentale per capire come il carico si distribuisce durante il cammino.
Sono altrettanto chiaro sui limiti. La fisioterapia non fa rientrare un’ernia e non sostituisce un intervento quando l’indicazione chirurgica è reale. Inoltre non consiglio né farmaci né integratori: non è competenza del fisioterapista. Quello che può fare è ridurre il dolore, restituire movimento e ridurre la frequenza delle ricadute.
Al termine del ciclo rilascio una relazione fisioterapica dettagliata, utilizzabile anche in ambito medico-legale. Lavoro dal 1994 nelle due sedi di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati: puoi prenotare una visita in quella più comoda per te, o consultare tutte le patologie del tratto lombare.