La fisioterapia per la lombalgia è uno dei percorsi che seguo più spesso, perché il dolore alla parte bassa della schiena è il disturbo muscoloscheletrico più diffuso in assoluto. Nella mia esperienza, però, il problema raramente sta dove il paziente crede. Per questo motivo, prima di trattare, valuto. In questa pagina ti spiego che cos’è davvero la lombalgia, quando serve un esame radiologico e quando invece è inutile, quali sono i segnali che impongono di fermarsi, e come si svolge concretamente il percorso nelle mie due sedi di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati.

Lombalgia significa letteralmente “dolore lombare”. Non è una diagnosi, è la descrizione di un sintomo. Infatti indica soltanto dove fa male, non perché.
La zona lombare è formata da cinque vertebre sovrapposte, indicate con la lettera L seguita dal numero: L1, L2, fino a L5. Tra una vertebra e l’altra si trova il disco intervertebrale, un anello fibroso che racchiude un nucleo gelatinoso e che ammortizza i carichi. Le vertebre si articolano tra loro anche posteriormente, attraverso le faccette articolari, che guidano e limitano il movimento.
La sovrapposizione dei fori vertebrali forma il canale vertebrale. È importante sapere che il midollo spinale termina in genere all’altezza di L1-L2: più in basso trovi le radici nervose della cauda equina. Quando queste radici vengono irritate o compresse, il dolore può scendere lungo la gamba, e allora si parla di sciatalgia. La curva fisiologica di questo tratto si chiama lordosi.
Questo è il punto che cambia tutto, e quasi nessuno lo spiega ai pazienti. Nella grande maggioranza dei casi di dolore lombare non è possibile identificare una singola struttura danneggiata responsabile del sintomo. Si parla quindi di lombalgia aspecifica.
Non significa che il dolore sia immaginario. Significa che il dolore nasce da un insieme di fattori: sovraccarico, rigidità, muscolatura che lavora male, abitudini posturali prolungate, periodi di stress o di sedentarietà. Di conseguenza cercare a tutti i costi “il colpevole” su una lastra porta spesso fuori strada. Anche l’Istituto Superiore di Sanità ricorda che nella maggior parte dei casi il mal di schiena non dipende da un danno grave.
Quando il dolore compare all’improvviso dopo un movimento banale, con blocco e impossibilità di raddrizzarsi, siamo di fronte a quello che comunemente si chiama colpo della strega: spaventoso, ma quasi sempre benigno.
Ti dico una cosa che va contro l’abitudine diffusa: nel dolore lombare comune, in assenza di segnali d’allarme, la diagnostica per immagini non è un passaggio obbligato.
Il motivo è semplice. Protrusioni, riduzioni dello spazio discale, segni di artrosi e piccole alterazioni della curva si trovano con enorme frequenza anche in persone che non hanno alcun dolore, e diventano sempre più comuni con l’età. Sono reperti, non necessariamente cause. Tuttavia, leggere un referto pieno di termini tecnici genera paura, la paura porta a muoversi di meno, e muoversi di meno peggiora il quadro.
Per questo motivo il mio consiglio è di non provare a interpretare da solo un referto radiologico. La lettura spetta al medico, che unisce le immagini alla visita clinica. Gli esami diventano invece necessari quando il quadro clinico non torna, quando i sintomi persistono nonostante un trattamento corretto, oppure quando compare uno dei segnali che trovi qui sotto.
Quando invece una causa strutturale c’è, di solito rientra in una di queste categorie. Trovi l’approfondimento completo di ciascuna nelle patologie del tratto lombare.

È l’usura delle superfici articolari posteriori, che con gli anni perdono scorrevolezza. Sull’esame radiologico compaiono spesso gli osteofiti, le tipiche apposizioni ossee a becco. Il dolore è in genere peggiore al mattino e dopo periodi di immobilità, e migliora muovendosi.
Per questo motivo, oggi, il riposo prolungato e i bustini indossati tutto il giorno non sono la risposta: servono carico graduale e recupero della mobilità. Approfondisci nella pagina dedicata all’artrosi lombare.
L’anello fibroso del disco si irrigidisce negli anni e può fissurarsi. Se il nucleo spinge senza uscire si parla di protrusione; se fuoriesce, di ernia. Quando il materiale entra in contatto con una radice nervosa compaiono formicolii, addormentamenti o dolore lungo la gamba. Va detto con chiarezza che moltissime persone hanno protrusioni o ernie senza saperlo e senza alcun sintomo. Approfondisci nella pagina dedicata alle ernie lombari.
È il restringimento del canale vertebrale, in genere su base degenerativa. Il segno tipico è la claudicatio: chi ne soffre non riesce a camminare a lungo e deve fermarsi, mentre stando piegato in avanti sta meglio. La chirurgia non è la prima scelta automatica. Infatti il percorso conservativo va tentato seriamente e per un periodo adeguato, come spiego nella pagina sulla stenosi lombare.
Una vertebra può perdere l’allineamento con quella sottostante e spostarsi in avanti. Il grado misurato sulla lastra, però, non predice quanto farà male: molti scivolamenti restano del tutto silenziosi. Ne parlo per esteso nella pagina sulla spondilolistesi.
La lordosi lombare può accentuarsi o ridursi fino ad appiattirsi. In entrambi i casi cambia il modo in cui il carico si distribuisce sui dischi e sulle faccette. Non è una malattia in sé, ma un assetto che va valutato nel contesto di tutto il corpo: trovi il ragionamento completo nella pagina postura e mal di schiena.

Nella fase acuta l’obiettivo è uno solo: abbassare il dolore e sciogliere la contrattura di difesa che si è instaurata. Finché il paziente è bloccato, infatti, non è possibile lavorare sul movimento.
In questa fase utilizzo la tecarterapia, il laser Nd:YAG ad alta potenza, la massoterapia e le terapie manuali.
Contemporaneamente ti chiedo di restare il più attivo possibile compatibilmente con il dolore. Il riposo assoluto a letto non accelera la guarigione: la rallenta.

Spegnere il dolore non è curare il problema. Se ci si ferma alla prima fase, il dolore torna: è la ragione per cui tanti pazienti arrivano da me dopo cicli di terapie ripetuti ogni anno.
La seconda fase è quindi rieducativa e lavora sulle cause. Utilizzo il metodo Mézières, il metodo Souchard e la rieducazione posturale globale, con sedute individuali.
Individuale è la parola chiave. Una lezione di gruppo o un corso in palestra possono essere attività utili e piacevoli, ma non sono rieducazione posturale: il lavoro posturale richiede un fisioterapista che corregge una persona alla volta.
Non esiste un numero valido per tutti, e diffida di chi te lo promette al telefono senza averti visto.
Frequenza e durata dipendono dalla fase in cui arrivi, da quanto il dolore limita le tue giornate e soprattutto da come rispondi alle prime sedute. Per questo li definiamo insieme dopo la valutazione, e li rivediamo strada facendo.
Quello che posso dirti fin da subito è che la fase rieducativa richiede più tempo di quella antalgica. Non stiamo spegnendo un sintomo, stiamo modificando uno schema di movimento, e una lombalgia presente da anni richiede pazienza e obiettivi realistici.
Preferisco essere chiaro anche su questo, perché le aspettative sbagliate sono la prima causa di delusione.
La fisioterapia non fa rientrare un’ernia, non ricostruisce un disco degenerato e non elimina l’artrosi. Non sostituisce un intervento chirurgico quando l’indicazione chirurgica è reale. Inoltre non consiglio né farmaci né integratori: non è competenza del fisioterapista, e chi lo fa esce dal proprio ruolo.
Quello che la fisioterapia può fare, e che nella maggior parte dei casi ottiene, è ridurre il dolore, restituire movimento, diminuire la frequenza delle ricadute e permetterti di tornare a fare le cose che avevi smesso di fare.
Si comincia sempre dalla valutazione. Ti ascolto, ti esamino e, quando serve, approfondisco con la diagnosi posturale strumentale, che mi permette di vedere come il tuo corpo si organizza in piedi e in movimento.
Da lì costruisco un programma personalizzato, con obiettivi dichiarati e verifiche periodiche. Al termine del ciclo rilascio una relazione fisioterapica dettagliata, utilizzabile anche in ambito medico-legale e da consegnare al tuo medico curante o allo specialista.
Lavoro dal 1994 in due sedi: a Gravina di Catania e a Sant’Agata Li Battiati. Puoi prenotare una visita nella sede più comoda per te.