La cifosi dorsale è la curva naturale che la colonna disegna nella parte centrale della schiena. Quando questa curva si accentua oltre il normale, la parte alta del dorso appare arrotondata in avanti.
Nel linguaggio comune si parla di “schiena curva”, di “dorso curvo” oppure, con qualche crudeltà, di “gobba”. I termini medici più precisi sono ipercifosi o cifosi patologica.
Molte persone arrivano da me preoccupate soprattutto per l’aspetto estetico. Altre invece per il dolore. Sono due problemi diversi, e non sempre viaggiano insieme.
Sono il Dott. Giuseppe Palumbo e mi occupo di questo dal 1994, nei due centri CGM di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati. In questa pagina ti spiego cosa si può cambiare davvero e cosa no.
Vista di lato, una colonna sana non è dritta: disegna quattro curve alternate. Il collo e la zona lombare curvano leggermente in avanti, il tratto dorsale e il sacro curvano indietro.
Queste curve non sono un difetto. Al contrario, servono a distribuire i carichi e a rendere la colonna elastica invece che rigida come un palo.
La cifosi, quindi, è una curva normale del tratto dorsale. Il problema nasce solo quando diventa più marcata del dovuto, e la parola finisce per indicare l’eccesso invece della normalità.
In una colonna equilibrata la curva dorsale misura all’incirca tra i venti e i quaranta gradi. Sopra questa soglia si parla di ipercifosi.
Tuttavia il numero da solo dice poco. Due persone con lo stesso identico angolo possono stare una benissimo e l’altra molto male, perché quello che conta è come si muove la schiena, non quanto è curva in una fotografia.
Nell’immagine qui sotto la differenza si vede a colpo d’occhio: spalle chiuse in avanti, petto incassato, testa proiettata oltre la linea del tronco.
Molte persone con una curva accentuata non hanno alcun sintomo. Se ne accorgono guardandosi in una foto di profilo, oppure perché glielo fa notare qualcuno.
Quando invece i disturbi ci sono, i più frequenti sono la rigidità della parte alta della schiena e una stanchezza diffusa che compare stando in piedi o seduti a lungo.
Spesso si aggiunge un fastidio tra le scapole, oppure una tensione al collo. Infatti, quando il dorso perde mobilità, i segmenti vicini sono costretti a compensare: per questo la cervicalgia accompagna così spesso una curva dorsale accentuata.
Nelle forme importanti può comparire anche una sensazione di respiro corto, perché il torace chiuso si espande di meno.
Le cause sono diverse fra loro, e distinguerle è importante: cambiano completamente le aspettative su cosa si può ottenere.
È la forma più comune e anche la più modificabile. Qui le vertebre hanno forma regolare: quello che è cambiato è il modo in cui la schiena viene abitualmente usata.
Attenzione però a non semplificare. Non esiste una “posizione sbagliata” che da sola crea la curva: contano molto di più la rigidità che si accumula e la povertà di movimenti diversi, come spiego nella pagina su postura e mal di schiena.
Con l’osteoporosi l’osso diventa più fragile. Le vertebre dorsali possono allora schiacciarsi leggermente sul davanti, e ogni piccolo cedimento accentua la curva di un altro po’.
Questa forma richiede sempre un percorso condiviso con il medico, che si occupa della salute dell’osso. Il mio lavoro riguarda il movimento, l’equilibrio e la forza, non la terapia dell’osteoporosi.
In alcuni ragazzi, durante la crescita, alcune vertebre dorsali si sviluppano con una forma leggermente a cuneo. La curva che ne deriva è più rigida e non dipende da come il ragazzo si siede.
È una condizione che ha un nome preciso e un percorso proprio, da valutare sempre insieme allo specialista prima di iniziare qualsiasi lavoro.
Va inoltre distinta dalla scoliosi, che è tutt’altra cosa: la scoliosi è una deviazione laterale con rotazione, la cifosi riguarda il profilo visto di lato.
Questo è il punto che ripeto più spesso in studio. Una curva accentuata non significa automaticamente dolore, e una schiena dritta non è una garanzia di stare bene.
I reperti radiologici non predicono il dolore. Ho seguito persone con curve importanti che non avevano mai avuto un fastidio, e persone con radiografie ordinatissime che soffrivano da anni.
Di conseguenza l’obiettivo del lavoro non è raddrizzare un profilo. È restituire movimento, forza e tolleranza al carico, che sono le cose che cambiano davvero come stai.
Osservo prima di tutto se la curva si modifica quando ti muovi. Una curva che si riduce quando estendi la schiena si comporta in modo molto diverso da una curva che resta uguale in ogni posizione.
Verifico poi la mobilità in estensione e rotazione, l’espansione del torace durante il respiro, e come rispondono collo e zona lombare.
Nella sede di Sant’Agata Li Battiati posso aggiungere la valutazione posturale strumentale, che misura l’assetto della colonna sul piano laterale senza radiazioni e permette di confrontare i dati nel tempo.
Il percorso si costruisce dopo la valutazione, sulla base di quello che la tua schiena riesce e non riesce a fare. Non stabilisco in anticipo quante sedute serviranno.
Una revisione degli studi sull’esercizio nell’adulto con ipercifosi mostra benefici su forza, equilibrio e qualità della vita, pur con un’evidenza ancora limitata sulla modifica dell’angolo. È una premessa onesta con cui partire.
Il primo obiettivo è restituire al dorso la capacità di aprirsi. Si lavora sull’estensione e sulla rotazione, gradualmente, senza forzature.
Anche le spalle e il torace entrano nel lavoro, perché una parte della curva visibile dipende da quanto sono chiuse in avanti.
La mobilità da sola non basta: senza muscoli capaci di sostenerla si perde in poche settimane. Per questo il lavoro di forza sui muscoli estensori del dorso è la parte decisiva.
Gli strumenti sono la chinesiterapia e la ginnastica medica. Nei ragazzi in crescita il percorso passa dalla ginnastica correttiva, che lavora anche sulla consapevolezza del proprio corpo.
Un torace chiuso respira peggio, e un respiro limitato mantiene il torace chiuso. È un circolo che conviene interrompere.
Per questo motivo la ginnastica respiratoria non è un accessorio, ma una parte integrante del percorso.
Preferisco essere chiaro. La fisioterapia non modifica la forma dei corpi vertebrali: se una vertebra si è sviluppata a cuneo o si è schiacciata, quella forma resta.
Non promette quindi di riportare la curva a un valore preciso di gradi, e chiunque ti garantisca di “raddrizzare la schiena” ti sta dicendo qualcosa che la letteratura non sostiene.
Quello che può fare, e che vale molto, è darti una schiena più mobile, più forte e meno affaticabile, e insegnarti a mantenerla così negli anni.
Al termine del ciclo ricevi una relazione fisioterapica scritta, con quello che è stato fatto, i risultati raggiunti e le indicazioni per mantenerli nel tempo.
Ci trovi nella sede di Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, e nella sede di Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3.
Se vuoi capire quanto è modificabile la tua curva, prenota una visita: si parte sempre da una valutazione, mai da un protocollo deciso in anticipo.