La capsulite adesiva è la condizione in cui la capsula che avvolge l’articolazione della spalla si ispessisce e si retrae, riducendo progressivamente il movimento. È conosciuta anche come spalla congelata.
Ha una caratteristica che la distingue da tutti gli altri problemi di spalla: il braccio non si muove nemmeno quando è qualcun altro a muoverlo. Non è una questione di dolore che frena, è proprio l’articolazione che non concede più quei gradi.
Preferisco dirti subito la cosa più importante: è un percorso lungo, che si misura in mesi. Sapere questo cambia il modo di affrontarlo, ed evita di passare da un professionista all’altro cercando una scorciatoia che non esiste.
Sono il Dott. Giuseppe Palumbo e tratto questa condizione dal 1994, nei due centri CGM di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati.
La spalla è l’articolazione più mobile del corpo, e proprio per questo la più delicata. La testa dell’omero si appoggia a una cavità poco profonda della scapola, e a tenere insieme il tutto ci pensa un involucro di tessuto: la capsula articolare.
Nella capsulite quella capsula si infiamma, si ispessisce e si accorcia. Lo spazio a disposizione dell’articolazione si riduce, e il braccio smette di poter arrivare dove arrivava prima.
È questo il motivo per cui il movimento è limitato anche passivamente. Non è un muscolo che si oppone: è la struttura che contiene l’articolazione a essersi ristretta.
Nell’immagine qui sotto si vede bene: la parte azzurra e traslucida è la capsula, che avvolge l’articolazione come un manicotto e le permette di muoversi restando stabile.
In condizioni normali è elastica e lascia scorrere l’omero in tutte le direzioni. Quando si retrae, quello scorrimento si perde, e il primo movimento a sparire è quasi sempre la rotazione esterna: portare la mano dietro la nuca, o allontanare l’avambraccio tenendo il gomito al fianco.
Questa condizione ha un decorso proprio, che attraversa tre fasi distinte. Conoscerle è la cosa che aiuta di più, perché ti dice in che punto del percorso ti trovi.
Può durare dai due ai nove mesi. Il dolore aumenta progressivamente, è diffuso su tutta la spalla e si estende spesso verso il braccio.
La notte diventa il momento peggiore, e dormire sul lato colpito è impossibile. È anche la fase in cui quasi tutti pensano che passerà da sola, e in cui il movimento comincia a ridursi senza che ce ne si accorga.
Dura dai quattro ai dodici mesi. Il dolore si attenua, ma la limitazione del movimento diventa evidente: si perdono soprattutto l’abduzione, cioè alzare il braccio di lato, e le rotazioni.
Molti in questa fase si sentono meglio e pensano di essere guariti. In realtà è il momento in cui il lavoro sul movimento conta di più.
La durata è molto variabile. Il movimento torna gradualmente, mese dopo mese, spesso senza che ci sia un momento preciso in cui si dice “ecco, adesso è passata”.
È bene sapere che una parte delle persone conserva una limitazione residua, di solito modesta e ben tollerata. Non è un fallimento del percorso: è il decorso di questa condizione.
Interessa più spesso le donne, tipicamente tra i quarantacinque e i sessant’anni, e di solito una spalla sola. Non è raro che a distanza di anni si presenti anche dall’altro lato.
Nella forma primaria compare senza una causa evidente, ed è la più comune. Le cause profonde restano poco chiare, nonostante sia una condizione ben conosciuta.
Nella forma secondaria segue invece un evento preciso: un trauma, una frattura del braccio, un periodo di immobilizzazione, oppure un problema tendineo che ha ridotto il movimento, come descrivo nella pagina sul tendine della spalla lesionato.
Esiste poi un legame noto con il diabete: nelle persone diabetiche è più frequente e tende a essere più ostinata. Sono descritte associazioni anche con le malattie della tiroide e con alcune condizioni neurologiche.
La diagnosi è essenzialmente clinica, e il segno decisivo è uno: la limitazione del movimento passivo. Se muovo io il tuo braccio e l’articolazione si ferma comunque, siamo davanti a una capsulite.
È il criterio che la distingue dalle altre condizioni della spalla. In una tendinopatia o in una lesione tendinea il movimento passivo resta possibile, anche se doloroso.
Gli esami strumentali servono soprattutto a escludere altro: una radiografia per l’artrosi della spalla o eventuali calcificazioni, l’ecografia o la risonanza per i tendini. La prescrizione spetta al medico.
Va infine considerato che un dolore alla spalla può arrivare dal collo. Quando i sintomi scendono lungo il braccio con formicolii, valuto anche la cervicobrachialgia.
Una revisione Cochrane su terapia manuale ed esercizio nella capsulite adesiva ha esaminato gli studi disponibili, e conferma quanto sia difficile stabilire quale approccio sia superiore agli altri.
Il percorso quindi si costruisce sulla singola persona e sulla fase in cui si trova. Non stabilisco in anticipo quante sedute serviranno né con quale frequenza: dipende da come la tua spalla risponde.
L’obiettivo è rendere il dolore sopportabile e mantenere il movimento che ancora c’è. Non è il momento di forzare: insistere adesso peggiora le cose.
Possono aiutare il trattamento manuale dei tessuti e alcune terapie strumentali come la tecarterapia o il laser Nd:YAG. Il loro ruolo è dare sollievo e permettere di lavorare sul movimento, non curare la capsulite.
Se pensi di aver bisogno di un farmaco o di un’infiltrazione, parlane con il tuo medico: quelle scelte non sono di competenza del fisioterapista.

Qui il lavoro diventa più impegnativo. Si recupera movimento gradualmente, grado dopo grado, con mobilizzazioni ed esercizi che progrediscono nel tempo.
Una parte importante la fai tu a casa, ogni giorno, con esercizi semplici come quello nell’immagine. La costanza conta più dell’intensità. Gli strumenti in studio sono la chinesiterapia e la ginnastica medica.
Va detto con onestà: recuperare una spalla congelata senza provocare alcun fastidio non è possibile. Un dolore contenuto e che si esaurisce poco dopo la seduta fa parte del percorso.
Ma non vale il contrario. Più dolore non significa recupero più veloce: uno stress eccessivo riaccende l’infiammazione e ti riporta indietro.
È per questo che la spalla non va trattata tutti i giorni, e che il ritmo va calibrato su come reagisci nelle ore successive.
La fisioterapia non interrompe il decorso della capsulite adesiva e non la fa passare in poche settimane. I mesi indicati sopra sono realistici, e nessun trattamento li azzera.
Non garantisce inoltre il recupero completo dell’articolarità. Una quota di persone conserva una limitazione residua, di solito lieve.
Quello che può fare, e che vale, è rendere quei mesi meno dolorosi, contenere la perdita di movimento durante la fase peggiore e accompagnare il recupero quando la spalla è pronta a concederlo.
Al termine del ciclo ricevi una relazione fisioterapica scritta, con il lavoro svolto, i gradi recuperati e le indicazioni per proseguire da solo.
Ci trovi nella sede di Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, e nella sede di Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3.
Trovi le altre condizioni di questa zona nella sezione patologie della spalla. Se la tua spalla sta perdendo movimento, prenota una visita: prima si comincia, meno movimento si perde per strada.