La tendinite calcifica spalla è una condizione in cui un deposito di calcio si forma dentro un tendine della cuffia dei rotatori. Ha una caratteristica che la rende diversa da ogni altro problema di spalla: attraversa fasi, e la più dolorosa è anche quella in cui il corpo sta risolvendo.
In questa pagina ti spiego come si forma, perché a un certo punto il dolore diventa fortissimo, cosa fanno le onde d’urto focali e cosa puoi aspettarti dal percorso.

Dentro il tendine si accumula un deposito di sali di calcio, di consistenza inizialmente compatta, simile al gesso. Nella maggior parte dei casi si forma nel tendine del sovraspinoso.
Il tendine resta integro: non è rotto, non è lesionato. Ha semplicemente al suo interno un corpo estraneo che occupa spazio.
È una condizione frequente tra i quarant’anni e i sessanta, più comune nelle donne, e spesso interessa persone che non hanno mai avuto problemi di spalla prima.
La differenza rispetto alla tendinite della cuffia dei rotatori comune è proprio questa: lì il tendine è sovraccaricato, qui c’è un deposito con una storia che segue un percorso proprio.
La causa precisa non è nota, ed è una risposta che non mi piace dare ma è quella onesta.
L’ipotesi più accreditata è che alcune cellule del tendine cambino comportamento e comincino a depositare calcio, come farebbero cellule di altro tipo. Non è un tendine che si sta consumando: è un tessuto che si comporta in modo diverso dal solito.
Sono state osservate associazioni con il diabete e con i disturbi della tiroide. Ma nella maggior parte dei casi compare in persone senza alcuna di queste condizioni.
Una cosa importante: non è colpa di quello che hai fatto. Non dipende da uno sforzo sbagliato né da un movimento ripetuto.
Capire le fasi è la chiave per capire tutto il resto, compreso perché il dolore cambia così tanto nel tempo.
Fase di formazione. Il calcio si deposita lentamente. Spesso non fa male, o dà solo un fastidio saltuario. Molte calcificazioni vengono scoperte per caso in questa fase, con una radiografia fatta per altri motivi.
Fase di riposo. Il deposito resta lì, compatto e stabile. Può durare mesi o anni. Il dolore è modesto, presente solo con certi movimenti.
Fase di riassorbimento. Il corpo comincia a smantellare il deposito. Il calcio si ammorbidisce, diventa pastoso e può fuoriuscire dal tendine nei tessuti circostanti. È la fase in cui il dolore diventa fortissimo.
C’è un fatto che vale la pena conoscere: molte calcificazioni si riassorbono da sole, senza alcun intervento. Il problema è che possono metterci molto tempo, e nel frattempo il dolore va gestito.

Chi l’ha vissuta la descrive come uno dei dolori più intensi che abbia mai provato. Compare all’improvviso, spesso di notte, e non dà tregua in nessuna posizione.
Il braccio diventa quasi inutilizzabile, non per debolezza ma perché ogni movimento è insopportabile. Molte persone arrivano in pronto soccorso.
Ecco il punto che cambia il modo di viverla: quella crisi significa che il deposito si sta sciogliendo. È intensa ma limitata nel tempo, e generalmente si esaurisce nel giro di alcuni giorni.
In questa fase non si forza nulla e non si fanno trattamenti aggressivi sulla spalla. Si riduce il carico senza immobilizzarla del tutto, e per la gestione del dolore parlane con il tuo medico.
Fuori dalla crisi acuta, il quadro è più sfumato: dolore sulla parte esterna della spalla, che può scendere lungo il braccio senza superare il gomito.
Il dolore notturno è tipico e spesso è il primo motivo per cui ci si decide a farsi vedere. Dormire sul lato dolente diventa difficile.
Sollevare il braccio di lato dà fastidio in un tratto intermedio del movimento, e gesti come infilare la giacca o prendere qualcosa da uno scaffale alto diventano scomodi.
Quello che colpisce, rispetto ad altre condizioni, è la sproporzione: una spalla che sembra normale e un dolore che invece è sproporzionato rispetto a quello che si vede.
Nella capsulite adesiva la spalla si blocca in ogni direzione, anche quando sono io a muovertela. Nella calcifica il movimento passivo resta possibile, per quanto doloroso.
Nel tendine lesionato manca la forza in modo stabile. Qui la forza c’è, quando il dolore lo consente.
Nell’artrosi della spalla il dolore è più continuo e la rigidità mattutina è generalizzata. Un quadro d’insieme lo trovi nella pagina sul dolore di spalla.
A differenza di altri problemi di spalla, dove l’imaging aggiunge poco all’inizio, qui è dirimente: la calcificazione si vede sulla radiografia, come una macchia densa dentro il tendine.
L’ecografia aggiunge un’informazione preziosa, perché mostra se il deposito è ancora compatto o si sta già ammorbidendo. È un dato che orienta le scelte di trattamento.
Va detto anche qui però: la dimensione del deposito non corrisponde all’intensità del dolore. Ho visto calcificazioni grandi dare poco fastidio e depositi piccoli scatenare crisi violente.
Questa è la condizione in cui le onde d’urto focali hanno l’indicazione più solida di tutta la patologia di spalla.
Le focali concentrano l’energia in un punto preciso e in profondità, e il deposito di calcio è esattamente questo: un bersaglio localizzato, sotto il deltoide, a diversi centimetri dalla superficie.
L’energia agisce sul deposito favorendone la frammentazione, e stimola i processi con cui l’organismo lo riassorbe. In sostanza si accompagna un processo che il corpo tenta già di fare da solo.
La letteratura sostiene questo impiego: le onde d’urto ad alta energia migliorano dolore e funzione nelle forme calcifiche croniche e possono portare al riassorbimento del deposito, mentre non mostrano lo stesso effetto nelle tendiniti senza calcificazione (Annals of Internal Medicine, 2014).
Se vuoi capire la differenza tecnica tra i due tipi di onde d’urto, ne parlo nella pagina dedicata alle differenze tra focali e radiali.
Il trattamento è ambulatoriale e non richiede anestesia. Durante l’applicazione si avverte un fastidio nella zona trattata, tollerabile e che cessa alla fine della seduta.
Nei giorni successivi la spalla può essere più sensibile: è una reazione attesa e transitoria.
Il numero di applicazioni si stabilisce dopo la valutazione, non prima. Voglio essere chiaro anche su un altro punto: non tutte le calcificazioni rispondono allo stesso modo, e non posso garantirti il riassorbimento completo. Quello che valuto è come cambiano il dolore e la funzione.
Trovi altre informazioni sul trattamento nella pagina dedicata alle onde d’urto.
Le onde d’urto agiscono sul deposito, ma la spalla nel frattempo ha smesso di muoversi come prima. Quella parte va recuperata a parte.

Mesi di dolore lasciano una spalla che si muove meno e muscoli che hanno perso tono. Si riparte da esercizi dolci, come lo scivolamento della mano sul muro, che permette di guadagnare elevazione senza dover sollevare il peso del braccio.
Poi si passa al rinforzo della cuffia e dei muscoli della scapola, dentro un percorso di chinesiterapia calibrato su quello che la spalla regge in quel momento.
Lavoro sui tessuti attorno alla spalla e sul movimento della scapola, che quando la spalla fa male da tempo si irrigidisce e compensa.
La tecarterapia può ridurre il dolore e rendere più tollerabile il lavoro attivo. Come sempre, è un supporto: non scioglie il deposito e non sostituisce l’esercizio.
Nessuna tecnica manuale scioglie una calcificazione. Non esiste una manovra che rompa il calcio dentro un tendine, e diffiderei di chi lo promette.
Non posso prevedere quando il tuo deposito si riassorbirà, né garantire che sparisca del tutto. I tempi variano molto da persona a persona.
E non posso impedire una crisi acuta: quella fa parte della storia naturale della condizione, e a volte arriva comunque.
Quello che il percorso può fare è accompagnare il riassorbimento, ridurre il dolore, restituirti il movimento e rimettere in ordine i compensi accumulati. Nella maggior parte dei casi è quello che serve per uscirne.
Prima della chirurgia esiste un’opzione intermedia: il lavaggio percutaneo ecoguidato, in cui il medico aspira il deposito con un ago sotto guida ecografica. È una procedura medica, e se ne parla con lo specialista.
L’intervento chirurgico vero e proprio si considera solo quando il dolore resta invalidante nonostante tutto il resto, ed è una minoranza dei casi.
La decisione, in entrambi i casi, spetta all’ortopedico.
Al termine del percorso ti consegno una relazione scritta con la valutazione iniziale, il lavoro svolto, i movimenti recuperati e le indicazioni per mantenere il risultato.
Serve a te e al medico che ti segue, soprattutto se sono previsti controlli radiografici per verificare come sta cambiando il deposito.
Una precisazione utile prima di scegliere la sede: le onde d’urto focali sono disponibili solo nella sede di Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B. È la sede storica, con strada larga e parcheggio libero.
Tutto il resto del percorso — valutazione, terapia manuale, recupero del movimento e rinforzo — puoi svolgerlo anche nella sede di Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3.
Se hai una radiografia o un’ecografia che parla di calcificazione, puoi prenotare una visita e valutiamo insieme. Trovi le altre condizioni che tratto nella sezione dedicata alle patologie della spalla.