
Cammini per qualche minuto e devi fermarti. Le gambe diventano pesanti, arriva il formicolio, senti il bisogno di appoggiarti da qualche parte o di sederti. Dopo un paio di minuti tutto passa e riparti. Se ti riconosci in questa descrizione, il problema può essere una stenosi lombare.
È una condizione molto comune dopo i sessant’anni ed è la prima causa di intervento chirurgico alla colonna nell’adulto anziano. Ma la maggior parte delle persone non ha bisogno di operarsi: un percorso fisioterapico ben costruito migliora il cammino, riduce il dolore e restituisce autonomia. In questa pagina ti spieghiamo come funziona.
All’interno della colonna vertebrale c’è un canale che ospita il midollo spinale e le radici nervose. La stenosi lombare è il restringimento di questo canale nella parte bassa della schiena. Lo spazio disponibile per i nervi si riduce e questo può disturbarne il funzionamento, in particolare la circolazione del sangue che li rifornisce.
Il restringimento può essere centrale, quando riguarda il canale principale, oppure laterale, quando interessa i piccoli fori da cui escono le singole radici nervose. Spesso le due forme convivono.
Nella grande maggioranza dei casi si tratta di un processo legato all’età: i dischi perdono altezza, le articolazioni posteriori si ingrossano, i legamenti si inspessiscono. Nessuna di queste cose è una malattia in senso stretto, sono modificazioni che la colonna accumula negli anni.
Un punto importante, che spesso nessuno spiega: il restringimento visto in risonanza non coincide con i sintomi. Molte persone hanno una stenosi evidente alle immagini e camminano benissimo. Altre hanno un restringimento modesto e sintomi molto limitanti. Quello che conta è come stai e quanto riesci a fare, non il millimetraggio del referto.
Il sintomo che caratterizza la stenosi lombare ha un nome tecnico, claudicatio neurogenica, e un comportamento molto riconoscibile:
Ci sono due segni che raccontano la stenosi meglio di qualsiasi esame. Il primo è il carrello della spesa: al supermercato, appoggiato al carrello e leggermente piegato in avanti, cammini molto più a lungo che a mani libere. Il secondo è la bicicletta: pedalare, anche per parecchio tempo, non dà i disturbi che dà camminare.
Non è un caso e non è una questione di stanchezza. Quando estendi la schiena — in piedi, camminando, e ancora di più in discesa — il canale vertebrale si restringe ulteriormente. Quando ti pieghi in avanti o ti siedi, lo stesso canale si apre e i nervi tornano a disporre di spazio e di sangue.
Questo spiega perché in salita si sta meglio che in discesa, perché la bicicletta è tollerata e perché il carrello della spesa funziona. Ed è anche il principio su cui si costruisce la riabilitazione: sfruttare le posizioni che aprono il canale per riguadagnare, poco a poco, autonomia nel cammino.
Si confondono spesso, ma si comportano in modo diverso. Nella sciatalgia il dolore percorre la gamba lungo un tragitto preciso, è tipicamente su un solo lato, ed è presente anche stando fermi o da seduti — la posizione seduta è spesso la peggiore. Nella stenosi lombare, al contrario, è la posizione seduta a dare sollievo.
Anche l’ernia del disco lombare può comprimere una radice nervosa, ma riguarda più spesso persone giovani o di mezza età, esordisce in modo brusco e ha un decorso diverso. Se invece il tuo problema è soprattutto un dolore basso e centrale che non scende nelle gambe, la pagina che ti riguarda è quella sulla lombalgia.
Esiste una forma di claudicatio che non dipende dalla colonna ma dalla circolazione: quando le arterie delle gambe sono ristrette, il dolore al cammino compare per lo stesso motivo, un rifornimento di sangue insufficiente. Il quadro somiglia molto, ma ci sono differenze utili.
Nella claudicatio vascolare basta fermarsi in piedi per stare meglio, senza bisogno di sedersi o di piegarsi in avanti. La bicicletta, che nella stenosi è ben tollerata, in questo caso dà gli stessi disturbi del cammino. I piedi possono essere freddi e pallidi, i peli sulle gambe ridotti, e la comparsa dei sintomi è piuttosto costante, sempre alla stessa distanza. Distinguere le due forme è compito del medico e in alcuni casi convivono, ma se ti riconosci in questa descrizione parlane con il tuo medico curante prima di iniziare un percorso riabilitativo.
La claudicatio neurogenica è una diagnosi clinica: si riconosce dal racconto e dall’esame obiettivo. La risonanza magnetica serve a confermare dove e quanto il canale si restringe, non a decidere da sola cosa fare.
Nella valutazione iniziale ci interessa soprattutto una cosa concreta: quanti metri o quanti minuti cammini prima di doverti fermare. È il dato che misura davvero la tua vita quotidiana ed è il parametro con cui verificheremo se il trattamento sta funzionando.
La ricerca su questo è concorde e piuttosto solida: un programma strutturato di circa sei settimane che combina terapia manuale, esercizio ed educazione è un approccio sicuro ed efficace nella stenosi lombare con claudicatio neurogenica. Non è una singola tecnica a fare la differenza, è la combinazione portata avanti con continuità.
Nel nostro percorso lavoriamo su quattro fronti.
Terapia manuale. Recuperiamo mobilità nelle direzioni che aprono il canale e lavoriamo sulle zone muscolari dolenti e contratte, in particolare a livello lombare, dei glutei e dei flessori dell’anca. Un’anca che non estende bene costringe la colonna a compensare in estensione, e nella stenosi è esattamente ciò che vogliamo evitare.
Esercizio. È la parte che pesa di più sul risultato. Comprende rinforzo dei muscoli del tronco e degli arti inferiori, lavoro sull’equilibrio, mobilità dell’anca e un allenamento graduale del cammino. Sul cammino usiamo un metodo semplice ed efficace: si cammina a intervalli, fermandosi prima che i sintomi arrivino, e si allunga progressivamente la durata di ogni intervallo. La cyclette è un ottimo alleato, perché permette di allenare la resistenza in una posizione che il canale tollera bene.
Educazione. Capire perché i sintomi vanno e vengono cambia il modo in cui affronti la giornata. Sapere che fermarsi e sedersi non è un cedimento ma una strategia, e che il disturbo non significa che qualcosa si stia rompendo, riduce la paura di muoversi — che nella stenosi è spesso il vero motore del peggioramento.
Terapie strumentali. Tecarterapia, laser e altre terapie fisiche possono aiutare a gestire il dolore nelle fasi più acute e a rendere sostenibile il lavoro attivo. Sono un supporto, non il trattamento: da sole non aumentano la distanza che riesci a percorrere.
Sulla postura, una precisazione: nella stenosi lombare non esiste una postura da correggere una volta per sempre. Contano molto più la rigidità e il modo in cui ti muovi che la forma della tua schiena a riposo. Se vuoi approfondire, ne parliamo nella pagina su postura e mal di schiena.
Le linee guida sono chiare: prima si prova un ciclo di trattamento non chirurgico. L’intervento si prende in considerazione quando il percorso conservativo, condotto con continuità, non ha prodotto risultati e la limitazione nel cammino resta tale da compromettere l’autonomia, oppure in presenza di deficit neurologici in peggioramento. La decisione spetta al neurochirurgo, sulla base del quadro clinico e delle immagini. Anche in quel caso, la fisioterapia resta parte del percorso, prima e dopo l’intervento.
La stenosi lombare ha in genere un andamento lento e i sintomi che vanno e vengono non sono un segnale di allarme. Alcune situazioni, però, richiedono una valutazione medica immediata e non un appuntamento di fisioterapia:
• difficoltà a trattenere o a emettere urina e feci, o perdita del controllo degli sfinteri
• perdita di sensibilità nella zona a sella, cioè inguine, genitali e parte interna delle cosce
• debolezza alle gambe che peggiora rapidamente in giorni o poche settimane, o difficoltà improvvisa a sollevare il piede
• dolore che non si attenua sedendosi, presente anche di notte e a riposo
• febbre, perdita di peso non spiegata, o precedente diagnosi oncologica
I primi due punti insieme possono indicare una sofferenza importante delle radici nervose e vanno considerati un’urgenza: in questo caso rivolgiti al pronto soccorso.
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