STENOSI CERVICALE

Stenosi cervicale: sintomi, quando operare e cosa fa la fisioterapia

La stenosi cervicale è il restringimento dello spazio in cui passano il midollo spinale e le radici nervose, all’interno delle vertebre del collo.

Comincio questa pagina in modo diverso dalle altre, perché merita una premessa onesta. Su quasi tutte le patologie del collo il mio messaggio è che si può ottenere molto senza chirurgia. Qui no.

Quando la stenosi comprime il midollo, il tempo lavora contro di te e la fisioterapia non è la risposta. In quel caso il primo appuntamento non è con me: è con il neurochirurgo.

Sono il Dott. Giuseppe Palumbo e lavoro sul tratto cervicale dal 1994, nei centri CGM di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati. In questa pagina ti spiego come distinguere le due situazioni e dove la riabilitazione ha un ruolo reale.

Che cos’è la stenosi cervicale

Le vertebre del collo non sono blocchi pieni. Al centro di ciascuna c’è un foro, e la sovrapposizione di questi fori forma un canale in cui scorre il midollo spinale. Lateralmente esistono poi aperture più piccole, i forami, da cui escono le radici nervose dirette alle braccia.

Si parla di stenosi quando uno di questi spazi si restringe al punto da comprimere ciò che contiene.

Stenosi centrale e stenosi foraminale

La distinzione è fondamentale, perché cambia completamente sia i sintomi sia la gestione.

La stenosi foraminale restringe il passaggio laterale e comprime una singola radice nervosa. I sintomi riguardano un braccio: dolore, formicolii, a volte debolezza. È la situazione più frequente e la meno preoccupante.

La stenosi centrale restringe il canale principale e comprime il midollo spinale. Qui il quadro è diverso e più serio, perché il midollo governa tutto ciò che sta al di sotto: braccia, tronco, gambe.

Quando la compressione del midollo produce sintomi, si parla di mielopatia cervicale. È la causa più comune di sofferenza del midollo spinale negli adulti, come riportano le linee guida internazionali.

Stenosi cervicale: canale vertebrale normale e canale ristretto a confronto
A sinistra il midollo con spazio libero intorno, a destra compresso dal restringimento del canale

I sintomi della stenosi cervicale

Un dato che sorprende: molte persone hanno un canale ristretto senza alcun sintomo, e lo scoprono per caso. Il restringimento visto in un esame, da solo, non fa diagnosi.

Quando invece i sintomi compaiono, il quadro dipende da cosa viene compresso.

Quando è compressa la radice

I disturbi interessano un solo braccio e seguono un percorso preciso:

  • dolore che dal collo scende lungo spalla, braccio e avambraccio;
  • formicolii che arrivano alle dita;
  • riduzione della sensibilità in un’area circoscritta;
  • debolezza di alcuni movimenti specifici;
  • peggioramento estendendo o ruotando il collo verso il lato dolente.

È lo stesso quadro che trovi descritto nella pagina sulla cervicobrachialgia, e risponde bene al trattamento conservativo.

Quando è compresso il midollo

Qui i sintomi sono subdoli, e questo è il vero problema. Non c’è quasi mai un dolore forte che spinge a farsi vedere: ci sono piccole difficoltà che si attribuiscono all’età.

  • perdita di destrezza nelle mani: abbottonarsi, girare una chiave, usare le posate, scrivere;
  • la calligrafia peggiora senza un motivo apparente;
  • gli oggetti sfuggono dalle mani;
  • andatura incerta, sensazione di non appoggiare bene i piedi;
  • perdita di equilibrio, soprattutto al buio, e cadute;
  • sensazione di scossa elettrica lungo la schiena flettendo il collo in avanti;
  • rigidità e pesantezza alle gambe;
  • urgenza urinaria o difficoltà a trattenere, in genere tardive;
  • sintomi su entrambi i lati, non su uno solo.

Il segnale più precoce e affidabile è la perdita di destrezza delle mani. Se hai iniziato a fare fatica con i bottoni della camicia e non capisci perché, quella non è vecchiaia: è un sintomo da far valutare.

L’andatura è il secondo campanello. Spesso se ne accorgono prima i familiari del paziente stesso.

I segnali che non vanno rimandati

Se riconosci due o più dei sintomi appena elencati, prenota una visita neurochirurgica o neurologica senza aspettare.

Il motivo è concreto. La mielopatia tende a peggiorare nel tempo, spesso a gradini: periodi stabili seguiti da improvvisi peggioramenti. E il midollo, a differenza di un muscolo, recupera male: più a lungo resta compresso, maggiore è la quota di danno che non torna indietro nemmeno dopo l’intervento.

Questo è l’unico caso, tra tutte le patologie del collo di cui mi occupo, in cui aspettare costa davvero qualcosa.

Una precisazione che riguarda anche la mia categoria: in presenza di mielopatia le manipolazioni del collo sono controindicate. Se hai questi sintomi, non farti manipolare il rachide cervicale da nessuno prima di una valutazione specialistica.

Valutazione neurologica del collo nella stenosi cervicale
Forza, riflessi e coordinazione dicono più della sola immagine radiologica

Le cause della stenosi cervicale

Nella maggior parte dei casi il restringimento è il risultato di un processo lento, che dura decenni:

  • degenerazione dei dischi, che si assottigliano e sporgono nel canale;
  • osteofiti, le formazioni ossee tipiche dell’artrosi cervicale;
  • ispessimento dei legamenti che rivestono il canale internamente;
  • ernie discali di grandi dimensioni, come descrivo nella pagina sulle ernie cervicali;
  • scivolamento di una vertebra rispetto all’altra;
  • esiti di traumi importanti.

Esiste poi un fattore che nessuno può modificare: alcune persone nascono con un canale vertebrale più stretto della media. In loro basta una degenerazione modesta per arrivare alla compressione, e i sintomi compaiono prima.

Come si diagnostica la stenosi cervicale

L’esame di riferimento è la risonanza magnetica, che mostra il canale, il midollo e le radici. Nei casi dubbi si aggiunge la TC, più precisa sulle componenti ossee.

Come sempre, però, l’immagine non basta. Serve stabilire se quel restringimento stia producendo sofferenza neurologica, e questo lo dice solo l’esame clinico.

Il medico valuta forza, sensibilità, riflessi, coordinazione delle mani ed equilibrio nel cammino. Alcuni riflessi anomali sono particolarmente indicativi di sofferenza midollare, e la loro presenza cambia il percorso.

Esiste inoltre una scala validata a livello internazionale che misura la gravità della mielopatia. È lo strumento con cui gli specialisti decidono se operare o monitorare.

Quando serve l’intervento chirurgico

La decisione spetta al neurochirurgo, e le linee guida internazionali danno indicazioni piuttosto chiare.

Nelle forme moderate e severe di mielopatia l’intervento è raccomandato. L’obiettivo è decomprimere il midollo e fermare la progressione: non sempre si recupera ciò che si è perso, ma si evita di perdere altro.

Nelle forme lievi esiste una scelta. Si può proporre l’intervento oppure un percorso conservativo con controlli ravvicinati, a patto che il paziente sia informato del rischio di peggioramento e venga rivalutato periodicamente.

Nelle persone con canale ristretto ma senza sintomi non si opera. Si osserva, e si insegna a riconoscere i primi segnali.

Un elemento pesa più di ogni altro sul risultato: da quanto tempo i sintomi sono presenti. Chi arriva dopo pochi mesi ha prospettive nettamente migliori di chi arriva dopo anni.

Cosa può fare la fisioterapia

Dopo tutte queste premesse, arriviamo al mio ambito. La fisioterapia ha un ruolo reale, ma va collocata al posto giusto.

Nella stenosi foraminale senza mielopatia il trattamento conservativo è la prima scelta. Lavoriamo su mobilità cervicale, decompressione delle strutture nervose, controllo del dolore con Tecarterapia e laser Nd:YAG, ed esercizi mirati. I risultati sono spesso buoni.

Nelle forme lievi di mielopatia, quando lo specialista sceglie la via conservativa, la riabilitazione affianca il monitoraggio. Lavoriamo su equilibrio, destrezza delle mani e sicurezza del cammino, con l’obiettivo di ridurre il rischio di cadute. Va detto con chiarezza: non stiamo curando la compressione, stiamo gestendo le sue conseguenze.

Dopo l’intervento la riabilitazione diventa centrale, ed è la parte in cui possiamo dare di più. Il percorso è lungo e progressivo: recupero della mobilità, rinforzo dei muscoli profondi del collo, riallenamento dell’equilibrio con la ginnastica propriocettiva, recupero della manualità fine, ritorno graduale alle attività quotidiane.

Quello che la fisioterapia non fa, e nessuno dovrebbe promettertelo, è allargare un canale ristretto. Nessuna terapia manuale o strumentale può farlo.

Riabilitazione del collo dopo intervento per stenosi cervicale
Nel percorso post-operatorio la riabilitazione è la parte che determina il recupero

Stenosi cervicale: la fisioterapia a Catania

Al CGM Fisioterapia seguiamo pazienti con stenosi cervicale sia nelle forme conservative sia nel percorso dopo l’intervento, sempre in accordo con lo specialista che ha in carico il caso.

Se hai un referto che parla di stenosi e non hai sintomi neurologici, possiamo valutare insieme cosa fare. Se invece ti riconosci nei segnali descritti sopra, il primo passo è lo specialista: chiamaci pure per un parere, ma non aspettare. Consulta le altre patologie del tratto cervicale oppure prenota una visita.

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