La sindrome della bandelletta ileotibiale è il dolore che compare sul lato esterno del ginocchio dopo un certo numero di chilometri di corsa o di pedalata, sempre nello stesso punto e sempre più presto man mano che le settimane passano. Chi ne soffre la descrive così: “i primi dieci minuti vanno bene, poi arriva e non se ne va”.
Sono il Dott. Giuseppe Palumbo e dal 1994 tratto la sindrome della bandelletta ileotibiale nei due centri CGM di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati. Il paziente tipo è un corridore che ha aumentato i chilometri per preparare una gara, un ciclista che ha cambiato bici o sella, un escursionista tornato da una settimana di discese sull’Etna.
In questa pagina ti spiego cos’è la bandelletta, perché la vecchia idea dell'”attrito” non regge, cosa non fare e come la tratto.
La bandelletta ileotibiale è un lungo nastro di tessuto fibroso che corre lungo il lato esterno della coscia, dal bacino fino a un punto della tibia subito sotto il ginocchio. In alto vi si attaccano due muscoli, il grande gluteo e il tensore della fascia lata; in basso passa sopra la sporgenza esterna del femore, l’epicondilo laterale, prima di inserirsi sulla tibia.
Non è un tendine e non è un muscolo: è un ispessimento della fascia che avvolge tutta la coscia. Serve a stabilizzare il ginocchio quando sei in appoggio su una gamba sola, cioè a ogni passo di corsa e a ogni spinta sui pedali. Ed è proprio in quei gesti che può iniziare a far male.
Lo chiamano anche “ginocchio del corridore”, lo stesso nome che si usa per il dolore femoro-rotuleo. Sono due condizioni diverse, e la sede del dolore le distingue subito: fuori, sul lato esterno, per la bandelletta; davanti, attorno alla rotula, per il dolore femoro-rotuleo.
Il dolore è in un punto preciso sul lato esterno del ginocchio, poco sopra la linea articolare, e il paziente lo indica con un dito. A riposo non c’è. Compare durante l’attività, spesso dopo un tempo o una distanza che si ripete quasi uguale ogni volta, e costringe a fermarsi.
Peggiora in discesa, nella corsa lenta più che in quella veloce, e nel pedalare con la sella bassa. Salire e scendere le scale può dare fastidio, e così stare seduti a lungo con il ginocchio piegato. Camminare in piano, di solito, non fa male.
Non c’è gonfiore dentro l’articolazione, il ginocchio non si blocca e non cede. A volte si sente uno scatto sul lato esterno piegando e distendendo la gamba. Se la storia è diversa da questa, il problema probabilmente è un altro.
Per decenni si è raccontato che la bandelletta “sfrega” avanti e indietro sull’epicondilo del femore, come una corda su uno spigolo, e che lo sfregamento la infiamma. Da questa idea sono nati lo stretching della bandelletta, il rullo di schiuma e la definizione di “tendinite”. Gli studi anatomici hanno mostrato che le cose non stanno così.
La bandelletta è ancorata al femore da fibre robuste e non scivola avanti e indietro. Quello che succede è una compressione: quando il ginocchio è piegato di circa trenta gradi, l’angolo tipico dell’appoggio nella corsa, la bandelletta si schiaccia contro l’epicondilo e comprime un cuscinetto di tessuto ricco di terminazioni nervose che sta lì sotto. È quel cuscinetto a far male, come descritto nello studio anatomico di Fairclough e colleghi.
Perché la compressione diventi dolore serve un carico che il tessuto non ha avuto il tempo di assorbire: più chilometri, più discese, più uscite ravvicinate, una bici regolata male. È un problema di dose, non di anatomia sbagliata. Per questo non è una tendinite, non è una vera infiammazione, e non si risolve “sgonfiando” qualcosa.
Un chiarimento sugli esami: nel quadro tipico la diagnosi è clinica e la risonanza non è di routine. Se il medico la richiede, i reperti che descrive raramente cambiano il trattamento e non predicono quanto fa male.
La bandelletta è il braccio lungo dei glutei. Se i muscoli dell’anca sono deboli o si stancano presto, a ogni appoggio il bacino cede dal lato opposto e il ginocchio scivola verso l’interno: la bandelletta viene messa in tensione e la compressione sull’epicondilo aumenta. Il dolore è al ginocchio, ma la causa spesso sta più in alto.
Per questo, quando valuto una sindrome della bandelletta ileotibiale, guardo sempre l’anca: quanta forza hanno i glutei, quanto reggono a fatica, come si comporta il bacino in appoggio su una gamba. Se emerge un problema d’anca vero e proprio, trovi le pagine dedicate tra le patologie dell’anca.
Sul lato esterno del ginocchio fa male anche il menisco esterno, ma con una storia diversa: c’è di solito un trauma o un movimento di torsione, il dolore sta sulla linea articolare e non sopra, e compaiono gonfiore o blocchi. Ne parlo nella pagina sulla lesione del menisco.
Nell’adulto maturo il compartimento esterno può dolere per artrosi del ginocchio: qui il dolore c’è anche camminando in piano e al mattino, non solo dopo dieci chilometri. Il dolore davanti, attorno alla rotula, è il dolore femoro-rotuleo; quello puntiforme sotto la rotula, aggravato dai salti, la tendinopatia rotulea.
Se il dolore è dietro, nella piega del ginocchio, la pagina giusta è quella sul dolore dietro al ginocchio.
Parto sempre dalla valutazione: da quanto tempo, dopo quanti chilometri, cosa è cambiato nell’allenamento o nella bici, quanta forza hanno i glutei, come si comporta il bacino in appoggio su una gamba, come atterri quando corri. Da qui nasce un piano diverso per ogni persona.
La prima leva è il carico, e ne parlo nella sezione su corsa e bici. La seconda è il rinforzo progressivo dei muscoli dell’anca, in particolare dei glutei: un bacino che regge a ogni appoggio toglie tensione alla bandelletta e riduce la compressione sull’epicondilo. Si parte da esercizi a terra e si arriva a esercizi in appoggio su una gamba, aumentando gradualmente.
Una cosa va detta chiaramente: la bandelletta non si allunga. È un tessuto troppo rigido perché uno stretching o un rullo di schiuma la modifichino. Rullarla può dare un sollievo passeggero, ma non cura nulla. Lo stretching utile è quello dei muscoli che vi si attaccano, il tensore della fascia lata e i glutei, e lo insegno come parte del lavoro a casa.
Le terapie strumentali non sono un trattamento a sé: le integro con la terapia manuale. Con le mani lavoro sulla rigidità dei muscoli dell’anca e della coscia, non sulla bandelletta; con le strumentali abbasso il dolore quel tanto che serve per rimettere in moto la gamba. Non sostituiscono mai l’esercizio.
Non consiglio farmaci né integratori: per quelli parlane con il tuo medico. Le infiltrazioni sono una scelta medica che non spetta a me. Plantari e taping non risolvono il problema da soli e non li propongo come cura. Nella sede di Sant’Agata Li Battiati posso affiancare una valutazione posturale strumentale quando sospetto che l’appoggio abbia un peso rilevante; per i problemi del piede rimando alle patologie del piede e della caviglia.
Lo sport non va sospeso in blocco. Si riduce la dose che scatena il dolore e si tiene il resto: meno chilometri, niente discese per un po’, uscite più distanziate, e nel frattempo il lavoro di forza. Per chi pedala, spesso basta rivedere altezza della sella e posizione delle tacchette insieme a chi conosce la bici.
Quando il dolore è forte e compare dopo pochi minuti, la sospensione temporanea della corsa è la scelta giusta: si sostituisce con nuoto, bici in piano o camminata, che di solito non fanno male, e si riprende a correre per gradi. La decisione la prendiamo insieme, in base a come risponde il ginocchio, senza una data fissata in anticipo.
Non può “sciogliere” la bandelletta né sgonfiare un’infiammazione che non c’è. E non può far sparire il dolore in una seduta: il tessuto compresso ha bisogno di meno carico e di più forza attorno, e questo richiede tempo e costanza da parte tua.
Non sostituisce nemmeno lo specialista quando un percorso ben fatto non basta. La chirurgia è eccezionale, riservata a casi rari che non rispondono a nulla, e spetta all’ortopedico stabilire se ha senso.
Al termine di ogni ciclo consegno una relazione fisioterapica scritta, con la valutazione iniziale, il lavoro svolto e le indicazioni per continuare a casa, in corsa e in bici. È utile anche da portare al medico o all’ortopedico.
La sindrome della bandelletta ileotibiale la tratto in entrambe le sedi: Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, con parcheggio libero, e Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3, con parcheggio privato. Le altre condizioni del ginocchio le trovi nella pagina sulle patologie del ginocchio e l’indice completo in tutte le patologie trattate.
Se il ginocchio ti ferma sempre allo stesso chilometro, prenota una visita: partiamo dalla valutazione, non da un protocollo.