Protesi di spalla

Protesi di spalla: quando serve e come funziona la riabilitazione

Se ti hanno proposto una protesi di spalla, o se sei appena stato operato, la domanda che conta è sempre la stessa: cosa succede adesso, e quanto potrò tornare a fare.

In questa pagina ti spiego che cos’è l’intervento, la differenza tra i due tipi principali, come si struttura il recupero e cosa aspettarti in modo realistico.

Che cos’è una protesi di spalla

Protesi di spalla: confronto tra articolazione artrosica e articolazione con impianto protesico

La protesi sostituisce le superfici articolari rovinate con componenti artificiali. La testa dell’omero viene sostituita da una componente metallica fissata a uno stelo inserito nell’osso del braccio.

Sul versante della scapola, quando serve, viene applicato un inserto che ricrea una superficie di scorrimento liscia.

L’obiettivo principale dell’intervento è togliere il dolore. Il recupero del movimento arriva dopo, e dipende da molte cose: da com’era la spalla prima, dallo stato dei muscoli e dal lavoro riabilitativo.

Protesi anatomica e protesi inversa

È la distinzione che troverai sul referto, ed è quella che cambia davvero la riabilitazione.

Nella protesi anatomica si riproduce la forma naturale: sfera sull’omero, cavità sulla scapola. Si sceglie quando la cuffia dei rotatori funziona ancora, perché sono quei muscoli a far muovere il braccio.

Nella protesi inversa la geometria viene ribaltata: la sfera va sulla scapola e la cavità sull’omero. Si sceglie quando la cuffia non è più in grado di lavorare.

Il motivo è meccanico: ribaltando le superfici, il deltoide diventa il motore principale del braccio al posto della cuffia. È una soluzione ingegnosa, e spiega perché il percorso riabilitativo sia diverso.

Quando si arriva alla protesi di spalla

La situazione più frequente è un’artrosi della spalla avanzata, con dolore che resta invalidante nonostante un percorso conservativo ben condotto.

Un’altra situazione è l’artrosi che si sviluppa quando la cuffia è lesionata da tempo: la testa dell’omero perde il suo centraggio, il carico si concentra e l’articolazione si consuma più in fretta. È il quadro in cui si valuta più spesso la protesi inversa.

Ci sono poi le fratture complesse della parte alta dell’omero, in cui ricostruire l’osso non è possibile.

La decisione non spetta a me: spetta all’ortopedico, che valuta lo stato dell’articolazione e della cuffia, la tua età, quanto la spalla ti limita e cosa ti serve tornare a fare. Il mio compito è darti la spalla nelle condizioni migliori, prima e dopo.

Prepararsi all’intervento

Esercizio con bastone per mantenere la mobilità della spalla prima dell'intervento di protesi

Il lavoro prima dell’operazione non è obbligatorio, ma è utile, e chi lo fa lo nota nelle settimane successive.

Il motivo è semplice: una spalla che arriva all’intervento già mobile e con muscoli allenati riparte da più avanti. Non si recupera nel dopo quello che si è perso nel prima.

Si lavora sulla mobilità con esercizi assistiti, come quelli con il bastone, e sul mantenimento del tono dei muscoli attorno alla spalla e della scapola.

È anche il momento giusto per capire cosa succederà dopo: come si indossa e si toglie il tutore, come vestirsi, come dormire. Sono cose banali che nelle prime settimane diventano il problema principale.

La riabilitazione dopo la protesi di spalla

Palestra riabilitativa CGM di Catania attrezzata per il recupero della spalla dopo l'intervento

Il percorso segue il protocollo indicato dal chirurgo, che sa esattamente cosa ha impiantato, quali tessuti ha dovuto aprire e quanto tengono. È lui a dire quando si può fare cosa.

Va detto anche che un protocollo unico valido per tutti non esiste: le indicazioni pubblicate variano parecchio tra loro e si fondano su principi biomeccanici e tempi di guarigione più che su regole rigide (revisione sistematica, 2019). Per questo si procede per obiettivi.

Le prime settimane e il tutore

Il tutore si porta per il tempo che stabilisce il chirurgo. Serve a proteggere quello che è stato ricostruito, e non è un dettaglio negoziabile.

C’è però una cosa che va fatta comunque, ed è quella che vedo trascurare più spesso: gomito, polso e mano vanno mossi. Restano fermi per settimane dentro il tutore e si irrigidiscono, e recuperarli dopo è tempo perso inutilmente.

In questa fase si comincia con movimenti passivi della spalla, cioè guidati da me, entro i limiti che il chirurgo ha indicato. Tu non fai forza: il braccio viene accompagnato.

Recuperare il movimento

Quando il chirurgo dà il via libera si passa al movimento attivo assistito: cominci a partecipare, con l’aiuto del braccio sano, di un bastone o delle mie mani.

Poi si arriva al movimento attivo vero e proprio, in cui sollevi il braccio da solo. È il passaggio che dà più soddisfazione e anche quello in cui serve più pazienza.

Lavoro parallelamente sulla scapola, che dopo settimane di immobilità si irrigidisce e comincia a compensare. Se la scapola non scorre bene sul torace, il braccio lavora sempre in svantaggio.

Tratto anche i tessuti attorno alla cicatrice, che possono aderire e limitare lo scorrimento.

Il rinforzo, quando è il momento

Il rinforzo arriva per ultimo, e non per prudenza eccessiva: caricare prima che i tessuti si siano integrati è il modo più efficace per compromettere un intervento riuscito.

Si comincia con contrazioni leggere e si sale gradualmente, dentro un percorso di chinesiterapia costruito su quello che la tua spalla regge in quel momento.

La tecarterapia può accompagnare il percorso sul versante del dolore, quando serve. Resta un supporto: il recupero dopo una protesi si fa muovendosi, non con le macchine.

Cosa cambia con la protesi inversa

Con la protesi inversa il braccio si solleva grazie al deltoide, non più grazie alla cuffia. Il lavoro riabilitativo si concentra quindi su quel muscolo e sul controllo della scapola.

Cambiano anche i movimenti da rispettare nelle prime fasi: alcune posizioni vanno evitate perché possono mettere in tensione l’impianto. Sono indicazioni che il chirurgo fornisce caso per caso.

In genere la protesi inversa dà un buon recupero dell’elevazione in avanti, mentre le rotazioni restano più limitate. È un’informazione da avere prima, non da scoprire strada facendo.

⚠️ Segnali d’allarme: quando contattare subito il chirurgo
Dopo l’intervento un certo fastidio e un po’ di gonfiore sono normali. Queste situazioni invece non lo sono e vanno segnalate subito al chirurgo che ti ha operato:
– febbre, brividi o malessere generale
– ferita arrossata, calda, gonfia o che perde liquido
– dolore che aumenta improvvisamente invece di ridursi
– rumore secco o scatto seguito da impossibilità di muovere il braccio
– deformità visibile o cambiamento del profilo della spalla
– formicolii, intorpidimento o perdita di forza nella mano
– gonfiore importante del braccio con dolore

Nel dubbio, sentire il chirurgo è sempre la scelta giusta: è lui che conosce nel dettaglio il tuo impianto.

Cosa potrai fare e cosa no

È la domanda che mi fanno tutti, e merita una risposta onesta.

Sul dolore la protesi di spalla dà risultati molto buoni: è l’obiettivo su cui l’intervento rende di più, ed è il motivo per cui la maggior parte delle persone si dichiara soddisfatta.

Sul movimento il quadro è più sfumato. Tornerai a fare i gesti quotidiani — vestirti, guidare, cucinare, portare la spesa — ma il movimento completo sopra la testa non sempre si recupera del tutto, soprattutto con la protesi inversa.

Ci sono poi cose che è meglio non riprendere: sollevare carichi pesanti sopra la testa, sport di contatto, gesti esplosivi ripetuti. Una protesi ha una durata, e trattarla bene significa farla durare.

Nuoto tranquillo, camminata, bicicletta e attività leggere sono di solito compatibili. Ma la lista definitiva la fa l’ortopedico, sul tuo caso.

Protesi di spalla: cosa la fisioterapia non può fare

Non può accelerare la guarigione dei tessuti oltre i loro tempi biologici. Si può lavorare bene, non si può lavorare in fretta.

Non può correggere un problema tecnico dell’impianto: se qualcosa non funziona sul piano meccanico, è una questione chirurgica.

Non può restituirti una spalla identica a quella di vent’anni fa, e non posso prometterti quanto movimento recupererai: dipende dal tipo di protesi, da com’era la spalla prima e da come rispondono i tuoi tessuti.

Quello che può fare è portarti a sfruttare al massimo quello che l’intervento ti ha dato, evitare rigidità e compensi, e riportarti all’autonomia nella vita quotidiana. Ed è quasi sempre ciò che conta davvero.

Sui farmaci per il dolore nel periodo post-operatorio non entro nel merito: fanno parte delle indicazioni del chirurgo e del tuo medico.

La relazione fisioterapica a fine ciclo

Al termine del percorso ti consegno una relazione scritta con la valutazione iniziale, il lavoro svolto, il movimento e la forza recuperati e le indicazioni per mantenere il risultato.

Serve al chirurgo ai controlli successivi e serve a te, perché una spalla protesizzata va mantenuta anche quando il ciclo è finito.

Dove ti seguo, a Gravina e a Sant’Agata Li Battiati

Puoi essere seguito nella sede di Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, oppure in quella di Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3.

Entrambe dispongono degli spazi e delle attrezzature per il percorso post-operatorio. Seguo anche i percorsi dopo riparazione del tendine e, per l’arto inferiore, il dolore dopo protesi d’anca.

Se hai una data per l’intervento o sei stato operato da poco, puoi prenotare una visita. Trovi le altre condizioni che tratto nella sezione dedicata alle patologie della spalla.

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