Le patologie dell’anca hanno una caratteristica che confonde: l’articolazione è profonda, e il dolore arriva dove non te lo aspetti. Chi ha un problema all’anca spesso si tocca l’inguine, il fianco, il gluteo, o addirittura il ginocchio, e non pensa all’anca. Questa pagina serve a orientarti.
Sono il Dott. Giuseppe Palumbo e dal 1994 tratto le patologie dell’anca nei due centri CGM di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati. Qui trovi una mappa per capire da dove viene il tuo dolore, e per ogni condizione il rimando alla pagina dedicata, dove trovi la spiegazione completa.
Il primo indizio è la sede. L’anca vera, l’articolazione tra testa del femore e bacino, fa male davanti, all’inguine, in profondità. I tendini che si attaccano al fianco fanno male di lato, sulla sporgenza ossea. I muscoli e il nervo che passano dietro fanno male nel gluteo. Tre zone, tre famiglie di problemi.
Il secondo indizio è il quando: se il dolore cresce con gli anni e con la rigidità del mattino, se compare solo in certi gesti dello sport, se è iniziato dopo una caduta o un intervento. Sede e storia insieme indicano quasi sempre la pagina giusta.
Nella persona matura, un dolore all’inguine che compare alzandosi dalla sedia e ai primi passi, con rigidità al mattino e difficoltà a mettersi le scarpe, è quasi sempre coxartrosi, l’artrosi dell’anca. Nel giovane sportivo, lo stesso dolore nei gesti in cui l’anca si piega molto, con una risonanza che parla di “cam” o di labbro acetabolare, è il conflitto femoro-acetabolare.
Un dolore in un punto preciso sul lato dell’anca, che impedisce di dormire su quel fianco e peggiora alzandosi dopo essere stati seduti, è la trocanterite: nella maggior parte dei casi una sofferenza dei tendini dei glutei, non una borsa infiammata.
Un dolore profondo nella natica, che peggiora da seduti e può scendere dietro la coscia, fa pensare alla sindrome del piriforme, la “falsa sciatica”. Prima però va esclusa la colonna lombare, che è la causa più frequente di un dolore che scende lungo la gamba.
Se sei stato operato di protesi e l’anca fa ancora male, o zoppichi, la pagina sul dolore dopo protesi d’anca distingue quello che è normale da quello che non lo è. Se un tuo genitore è stato operato per una frattura dopo una caduta, la pagina sulla riabilitazione dopo frattura del femore è scritta per te.
Nel giovane che fa sport, l’anca soffre per la sua forma e per i gesti estremi: il conflitto femoro-acetabolare e la pubalgia, che riguarda i tendini del pube e trovi tra le patologie del bacino. Un’anca giovane che fa male all’inguine raramente è artrosi.
Nell’adulto maturo prevalgono i tendini e la cartilagine: la trocanterite, soprattutto nelle donne, e la coxartrosi, con la sua rigidità lenta. Spesso le due convivono, e spesso si aggiunge una schiena che compensa: per questo guardo sempre anche la colonna lombare.
Nell’anziano l’anca entra in gioco con la caduta e con l’intervento che ne segue. Qui l’obiettivo non è l’articolazione ma la persona: tornare in piedi, camminare in sicurezza, non ricadere. A qualsiasi età, i reperti radiologici non predicono il dolore: si cura la persona, non l’immagine.
Ogni condizione ha il suo percorso, che trovi nella pagina dedicata. Ci sono però principi che valgono per tutte le patologie dell’anca, e li applico dal primo giorno.
Si parte sempre dalla valutazione, mai da un protocollo: dove fa male, da quando, cosa è cambiato, come cammini, come stai in appoggio su una gamba, quanta forza hanno i glutei. Nel dolore comune, senza segnali d’allarme, la diagnostica per immagini non è di routine e la decide il medico.
Il cuore del trattamento è la forza dei muscoli dell’anca, soprattutto dei glutei, che tengono il bacino in linea a ogni passo. Un’anca ben sostenuta fa meno male, qualunque sia la diagnosi. Si lavora sulla gestione del carico e delle posizioni, riducendo ciò che scatena il dolore senza azzerare l’attività: resta attivo, muoviti, cammina.
Le terapie strumentali non sono un trattamento a sé: le integro con la terapia manuale. Con le mani lavoro sulla rigidità, che nell’anca dolente c’è sempre, e con le strumentali abbasso il dolore quel tanto che serve per rimettere in moto l’articolazione. Non sostituiscono mai l’esercizio.
Poiché l’anca scarica sul ginocchio e dialoga con la schiena, quando serve estendo la valutazione alle patologie del tratto lombare e alle patologie del ginocchio, e nella sede di Sant’Agata Li Battiati posso affiancare una valutazione posturale strumentale.
Non può far ricrescere la cartilagine, cambiare la forma dell’osso né sistemare una protesi che non va: quando serve il chirurgo, è lui a decidere, e il mio compito è prepararti prima e rimetterti in piedi dopo. Non può togliere il dolore in una seduta, e chi lo promette ti sta vendendo qualcosa.
Può rendere l’anca più forte, più mobile e più capace di sopportare carico, e farti camminare meglio e più a lungo con l’anca che hai. Nella maggior parte dei casi è esattamente quello che serve.
L’indice completo di tutte le condizioni che tratto è nella pagina patologie trattate.
Al termine di ogni ciclo consegno una relazione fisioterapica scritta, con la valutazione iniziale, il lavoro svolto e le indicazioni per continuare a casa. È utile anche da portare al medico o all’ortopedico.
Le patologie dell’anca le tratto in entrambe le sedi: Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, con parcheggio libero, e Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3, con parcheggio privato. Se non hai trovato il tuo caso in questa mappa, prenota una visita: partiamo dalla valutazione, non da un protocollo.