Il morbo di Osgood-Schlatter è la causa più frequente di dolore sotto il ginocchio nei ragazzi tra i dieci e i quindici anni che fanno sport. Fa male in un punto preciso, sulla sporgenza ossea sotto la rotula, e quel punto spesso si gonfia e diventa una piccola bozza che il ragazzo o il genitore notano toccando la gamba.
Sono il Dott. Giuseppe Palumbo e dal 1994 seguo i ragazzi con il morbo di Osgood-Schlatter nei due centri CGM di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati. Il paziente tipo è un calciatore di dodici anni che ha appena fatto uno scatto di crescita e da qualche settimana esce dal campo toccandosi il ginocchio.
Questa pagina è scritta per i genitori. Ti spiego cos’è, perché non è una malattia nel senso comune del termine, come si gestisce lo sport e cosa faccio in studio.
Il quadricipite, il grande muscolo davanti alla coscia, si attacca alla tibia attraverso il tendine rotuleo. Il punto di attacco è una sporgenza ossea sotto il ginocchio, chiamata tuberosità tibiale. Nell’adulto è osso solido. Nel ragazzo che cresce, invece, quel punto è ancora cartilagine in via di ossificazione: è il punto più debole di tutta la catena.
Ogni volta che il ragazzo salta, corre o calcia, il quadricipite tira sul tendine e il tendine tira su quella cartilagine. Se la trazione è più di quanto il tessuto in crescita riesca a sopportare, la zona si irrita, fa male e reagisce producendo osso in eccesso: è la bozza che si sente sotto la pelle.
Il nome “morbo” spaventa, ma è un termine storico. Non è un’infezione, non è degenerativo, non è ereditario in senso stretto. È una condizione legata alla crescita, che riguarda esclusivamente questa fase della vita e non compare più una volta che l’osso ha finito di maturare.
Il dolore è in un punto preciso, sotto la rotula, sulla parte alta della tibia, e il ragazzo lo indica con un dito. Questo lo distingue subito dal dolore femoro-rotuleo, che è diffuso attorno alla rotula e si indica con tutta la mano.
Peggiora con i salti, gli scatti, i calci, le scale, l’inginocchiarsi. Migliora con il riposo. A fine allenamento o partita il ragazzo zoppica per un po’, poi il giorno dopo sta meglio. Spesso è colpito un solo ginocchio, a volte entrambi.
Toccando la zona si sente una sporgenza dolente, più marcata rispetto all’altro ginocchio. Il ginocchio in sé si piega e si distende bene, non si gonfia dentro e non si blocca. Se lo fa, il problema è un altro.
Servono due condizioni insieme. La prima è la crescita: la cartilagine della tuberosità tibiale è vulnerabile solo negli anni in cui le ossa si allungano rapidamente. La seconda è il carico: un quadricipite che tira forte e spesso.
Durante uno scatto di crescita le ossa si allungano prima dei muscoli. Il quadricipite resta per un po’ “corto” rispetto al femore diventato più lungo, e tira in modo costante sul suo attacco, anche a riposo. Aggiungi tre allenamenti a settimana e una partita, e il conto è presto fatto.
Non c’entrano il modo di camminare, le scarpe o la postura. Non c’entra nemmeno “avere le ossa fragili”. Un ragazzo con Osgood-Schlatter ha ossa normalissime che stanno facendo esattamente quello che devono: crescere.
La diagnosi è clinica: il racconto del ragazzo e l’esame del ginocchio bastano. La radiografia non è di routine e non la chiedo “per vedere com’è messo”: la decide il medico se il quadro non è tipico, se c’è stato un trauma o se il dolore non si comporta come dovrebbe.
Calcio, basket, pallavolo, atletica, danza: tutte le attività con salti, scatti e cambi di direzione moltiplicano la trazione del quadricipite. Un ragazzo che fa sport tre o quattro volte a settimana somma molte più trazioni di uno sedentario, e questo spiega perché il morbo di Osgood-Schlatter si vede quasi solo negli sportivi.
Questo non vuol dire che lo sport sia la causa da eliminare. Vuol dire che il carico va gestito con intelligenza nel periodo in cui il ginocchio è vulnerabile. Il ragazzo che fa sport è un ragazzo sano: il nostro compito è tenerlo in campo, non toglierlo.
Il tendine rotuleo può soffrire anche nell’adulto, ma in un punto diverso: vicino alla rotula, dove si parla di tendinopatia rotulea. Nel ragazzo che cresce il tendine è sano: è il suo attacco sull’osso, ancora immaturo, a cedere. Cambia il punto, cambia il tessuto, cambia il trattamento.
La stessa logica vale per altre due condizioni della crescita che i genitori possono sentire nominare: il morbo di Sinding-Larsen-Johansson, in cui il punto debole è l’attacco del tendine sul polo inferiore della rotula, e il morbo di Sever, che colpisce il tallone e trovi tra le patologie del piede e della caviglia. Sono tutte apofisiti, cioè sofferenze di una cartilagine di accrescimento sotto trazione.
Se il dolore è dietro, nella piega del ginocchio, la pagina giusta è quella sul dolore dietro al ginocchio.
Parto sempre dalla valutazione: dove fa male, da quanto, cosa è cambiato nell’attività sportiva e nella crescita, quanto è corto il quadricipite, quanto sono rigidi i flessori della coscia e il polpaccio, come il ragazzo salta e atterra.
La prima leva è il carico, e ne parlo nella sezione sullo sport. La seconda è lo stretching: quadricipite e flessori della coscia, insegnato al ragazzo e ripetuto a casa. Un quadricipite più lungo tira meno sul suo attacco, ed è spesso la differenza tra un ginocchio che protesta e uno che regge.
La terza è il rinforzo graduale: quadricipite, glutei e polpaccio, con esercizi che il ginocchio tollera, aumentati man mano. Un muscolo forte e ben coordinato distribuisce meglio il carico e protegge la zona vulnerabile, come indica anche la letteratura sull’apofisite della tuberosità tibiale.
Le terapie strumentali non sono un trattamento a sé: le integro con la terapia manuale. Con le mani lavoro sulla rigidità di quadricipite e tessuti attorno al tendine, con le strumentali abbasso il dolore quel tanto che serve per rimettere in moto la gamba. Non sostituiscono mai lo stretching e l’esercizio.
Ghiaccio, tutori, cinturini sotto la rotula e taping non sono la cura: al massimo accompagnano. Non consiglio farmaci: per quelli parlane con il pediatra. Della bozza ossea non ci si deve preoccupare: spesso resta anche dopo la guarigione, ed è innocua.
Nella maggior parte dei casi lo sport si continua riducendo salti, scatti e partite, e tenendo il resto: la tecnica, il lavoro con la palla, la parte aerobica senza impatto. Il ginocchio guida le scelte: se dopo l’allenamento il dolore sale e resta, il carico era troppo.
Quando il dolore è forte, la sospensione temporanea dell’attività che lo scatena è la scelta giusta: non è una resa, è parte del trattamento. Se un ragazzo arriva in studio già zoppicando, si è aspettato troppo: il momento per intervenire era prima. La decisione la prendiamo insieme, in base a come sta il ginocchio, e la condividiamo con l’allenatore.
Non esiste uno sport “sbagliato” per il morbo di Osgood-Schlatter e non esiste uno sport che lo previene. Esiste il carico giusto per quel ginocchio in quel momento.
Non può accelerare la crescita né far maturare l’osso prima del tempo. Il morbo di Osgood-Schlatter tende a esaurirsi con la fine della crescita, ma non è un motivo per lasciarlo lì: trascurato o gestito male può lasciare un ginocchio dolente anche da adulto e, in casi rari, portare a complicanze che richiedono l’ortopedico. Intervenire per tempo e curarlo bene è il modo migliore per evitarle.
Non può nemmeno far sparire la bozza, che è osso e resta. La chirurgia è eccezionale, riservata a situazioni particolari, e spetta all’ortopedico stabilire se e quando ha senso.
Al termine di ogni ciclo consegno ai genitori una relazione fisioterapica scritta, con la valutazione, il lavoro svolto, gli esercizi da continuare a casa e le indicazioni per lo sport. È utile da portare al pediatra e da condividere con l’allenatore.
Il morbo di Osgood-Schlatter lo tratto in entrambe le sedi: Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, con parcheggio libero, e Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3, con parcheggio privato. Se tuo figlio ha anche problemi di postura, a Battiati trovi la ginnastica correttiva e le pagine sui paramorfismi della colonna vertebrale.
Le altre condizioni del ginocchio le trovi nella pagina sulle patologie del ginocchio e l’indice completo in tutte le patologie trattate. Se tuo figlio si tocca il ginocchio dopo ogni allenamento, prenota una visita: prima si interviene, meglio va.