Lussazione della spalla

Lussazione della spalla: cosa succede e come si recupera

Nella lussazione della spalla la testa dell’omero esce completamente dalla sua sede. È la lussazione più frequente del corpo umano, e chi l’ha vissuta ricorda con precisione il momento.

In questa pagina ti spiego cosa succede dentro l’articolazione, perché il rischio che si ripeta è reale, e come si costruisce una spalla che torni a essere affidabile.

Che cos’è la lussazione della spalla

Lussazione della spalla: confronto tra articolazione in sede e testa dell'omero uscita dalla cavità

La testa dell’omero perde completamente il contatto con la cavità della scapola e si sposta fuori. Nella grande maggioranza dei casi va in avanti e verso il basso.

Quando lo spostamento è parziale e la testa rientra da sola si parla di sublussazione. Il meccanismo è lo stesso, l’episodio è meno drammatico, ma il segnale che manda è identico.

La spalla non torna a posto da sola nella maggior parte dei casi: serve una manovra di riduzione, che è un atto medico.

Perché proprio la spalla

Perché è l’articolazione più mobile del corpo, e la mobilità si paga in stabilità. La testa dell’omero appoggia su una superficie piccola e poco profonda, molto più piccola di lei.

A tenerla in sede ci pensano due sistemi: uno passivo, fatto di capsula, legamenti e cercine, e uno attivo, fatto dai muscoli della cuffia dei rotatori.

Questa distinzione tornerà più avanti, perché è il fondamento di tutto il percorso riabilitativo.

Come avviene una lussazione della spalla

Posizione a rischio di lussazione della spalla: braccio abdotto e ruotato all'esterno

C’è una posizione in cui la spalla è più esposta: braccio aperto di lato all’altezza della spalla e ruotato all’indietro. È quella dell’immagine qui sopra.

In quella posizione la testa dell’omero preme contro la parte anteriore della capsula. Se arriva una forza — una caduta, un contrasto, un braccio bloccato mentre il corpo continua a girare — quella parete cede.

Succede spesso in sport come pallavolo, rugby, calcio, sci e arti marziali, ma anche in una banale caduta all’indietro con la mano appoggiata a terra.

Esiste anche una lussazione posteriore, molto più rara, tipica di crisi convulsive o scosse elettriche.

Cosa succede dentro l’articolazione

L’osso non esce senza lasciare tracce. Nel passaggio si danneggiano le strutture che avrebbero dovuto trattenerlo.

La più coinvolta è la parte anteriore del cercine, che si stacca dal bordo della cavità. Ne parlo più nel dettaglio nella pagina sulla lesione del cercine glenoideo.

Nel contatto tra le due ossa può restare anche una piccola impronta sulla testa dell’omero, e in alcuni casi si scheggia il bordo della cavità.

Nelle persone oltre i quarant’anni si associa più spesso una lesione della cuffia dei rotatori: è un motivo in più per non liquidare l’episodio una volta che la spalla è rientrata.

I sintomi e cosa fare subito

Il dolore è immediato e intenso, e il braccio diventa inutilizzabile. Chi ha una spalla lussata lo capisce da solo: non è un dubbio diagnostico.

Il profilo della spalla cambia: la rotondità si appiattisce e sotto l’acromion compare un avvallamento. Il braccio resta bloccato leggermente staccato dal corpo e ogni tentativo di muoverlo è insopportabile.

La cosa da fare è una sola: immobilizzare il braccio come si trova e andare in pronto soccorso. Non forzare, non cambiare posizione, non tentare di rimettere a posto nulla.

⚠️ Non tentare di rimettere a posto la spalla
La riduzione di una lussazione è un atto medico, e va fatta in pronto soccorso. Le manovre che si trovano in rete o che qualcuno propone sul campo possono causare danni ai nervi, ai vasi sanguigni e all’osso. Una radiografia prima della riduzione serve anche a escludere una frattura.
Vai in pronto soccorso subito, e con urgenza maggiore se compare una di queste situazioni:
– formicolii, intorpidimento o perdita di sensibilità nel braccio o nella mano
– mano fredda, pallida o bluastra
– impossibilità di muovere le dita
– deformità marcata della spalla o del braccio
– lussazione avvenuta durante una crisi convulsiva o una scossa elettrica

Anche se la spalla è rientrata da sola, fatti valutare: quell’episodio ha comunque lasciato qualcosa.

Lussazione della spalla: il rischio di recidiva

È il tema che rende la lussazione della spalla diversa da altri traumi: una volta che è successo, può succedere ancora, e con una forza sempre minore.

Il motivo è meccanico. La parete anteriore che ha ceduto non torna esattamente come prima, e quel margine di lassità resta.

Il fattore che pesa di più è l’età al primo episodio: più sei giovane, più il rischio è alto, e sotto i quarant’anni cresce in modo netto. Pesano anche il sesso maschile e una lassità articolare di base (revisione sistematica, 2015).

Contano poi lo sport praticato — quelli di contatto espongono di più — e quante volte è già successo. Ogni episodio rende il successivo più probabile.

Non è un destino segnato, ma è un’informazione che va avuta subito: cambia il modo in cui si affronta la riabilitazione.

La riabilitazione dopo una lussazione della spalla

Esercizio di stabilità per la spalla con appoggio delle mani sul lettino e carico sulle braccia

Il principio è quello che ti anticipavo: la parte passiva danneggiata non si ricostruisce da sola, ma la parte attiva può compensare. Si costruisce una stabilità muscolare che tenga il posto di quella che è venuta a mancare.

Le prime settimane

Dopo la riduzione la spalla viene immobilizzata per il tempo indicato da chi ti ha visitato. Durata e posizione variano tra i protocolli, e non sono io a stabilirle.

Nel frattempo però gomito, polso e mano vanno mossi: restano fermi per settimane e si irrigidiscono senza motivo.

Appena si può, si comincia a muovere la spalla in modo controllato, evitando la posizione a rischio. Restare fermi troppo a lungo espone a un problema diverso, quello della capsulite adesiva.

Recuperare la stabilità attiva

È il cuore del percorso. Si lavora sulla cuffia dei rotatori, che riporta la testa dell’omero al centro della cavità durante ogni movimento, e sui muscoli che governano la scapola.

Si comincia in posizioni protette, come l’appoggio delle mani su un piano: la spalla impara a reggere carico stando lontana dalle posizioni critiche.

Poi si aggiunge il lavoro sul controllo: la spalla deve imparare a reagire in fretta e a sapere dove si trova nello spazio. È questo, più della forza pura, che protegge da un nuovo episodio.

Il percorso lo strutturo dentro un programma di chinesiterapia progressivo. La tecarterapia può aiutare sul dolore nelle prime fasi, come supporto.

Il ritorno allo sport e al lavoro

L’ultima fase riporta gradualmente la spalla verso le posizioni che prima erano off limits, e poi verso il gesto completo.

C’è un aspetto che va affrontato apertamente, perché è reale e nessuno ne parla: la paura. Dopo una lussazione molte persone evitano certi movimenti anche quando la spalla li reggerebbe, e quella cautela finisce per limitare più del danno stesso.

Si supera nell’unico modo possibile: riprovando quei movimenti con gradualità e in sicurezza, e verificando che la spalla tiene. La fiducia si ricostruisce con l’esperienza, non con le rassicurazioni.

Quando si valuta l’intervento

Nelle lussazioni ripetute, o al primo episodio in un giovane che pratica sport di contatto, si valuta la stabilizzazione chirurgica.

Gli elementi che pesano sono l’età, il numero di episodi, lo sport praticato, l’eventuale danno all’osso del bordo della cavità e la lassità di base.

Le tecniche più usate sono la riparazione del cercine e, quando manca osso, un intervento di trasferimento osseo. La decisione spetta all’ortopedico, che valuta il tuo caso.

Anche dopo l’intervento la riabilitazione resta necessaria: la chirurgia ripara la struttura, il controllo muscolare va comunque costruito.

Lussazione della spalla: cosa la fisioterapia non può fare

Non riattacca il cercine né richiude la capsula. Il danno strutturale lasciato dalla lussazione resta dov’è.

Non azzera il rischio di recidiva. Lo riduce lavorando su ciò che si può migliorare, ma se hai vent’anni e giochi a rugby quel rischio resta più alto della media, e sarebbe scorretto dirti il contrario.

Non sostituisce la valutazione ortopedica quando gli episodi si ripetono o quando c’è una perdita di osso.

Quello che può fare è costruire una spalla forte, controllata e affidabile, e restituirti la fiducia nei movimenti. Nella maggior parte dei casi è quello che serve per tornare alla vita di prima.

Sui farmaci per il dolore non entro nel merito: parlane con il tuo medico.

La relazione fisioterapica a fine ciclo

Al termine del percorso ti consegno una relazione scritta con la valutazione iniziale, il lavoro svolto, la stabilità e la forza recuperate e le indicazioni per mantenere il risultato.

Nella lussazione la parte finale conta particolarmente: mantenere il lavoro sulla cuffia nel tempo è ciò che riduce le probabilità che l’episodio si ripeta.

Dove ti seguo, a Gravina e a Sant’Agata Li Battiati

Puoi essere seguito nella sede di Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, oppure in quella di Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3.

Entrambe dispongono degli spazi necessari per il lavoro di stabilità e per il ritorno al gesto sportivo.

Se la tua spalla è uscita anche una sola volta, puoi prenotare una visita e valutiamo insieme come metterla in sicurezza. Trovi le altre condizioni che tratto nella sezione dedicata alle patologie della spalla e nella pagina generale sul dolore di spalla.

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