La lesione del cercine glenoideo è una lacerazione dell’anello di fibrocartilagine che circonda la cavità della scapola. Quando interessa la porzione superiore, i referti la chiamano lesione SLAP.
Colpisce spesso chi fa sport con il braccio sopra la testa, ma anche chi ha avuto una caduta o una spalla che è uscita dalla sua sede. Qui ti spiego cosa significa davvero quel referto e cosa si può fare.

La testa dell’omero appoggia su una superficie della scapola che è quasi piatta e molto più piccola di lei. È un’articolazione costruita per muoversi tanto, non per essere stabile.
Attorno al bordo di quella superficie corre il cercine, un anello di fibrocartilagine che la approfondisce e allarga l’area di appoggio. Funziona come la guarnizione di un tappo: aumenta la tenuta senza limitare il movimento.
Quando questo anello si stacca o si lacera in un punto, la spalla perde una parte del suo contenimento. Non si lussa, ma diventa meno precisa nei movimenti estremi.
Il cercine non lavora da solo. È uno degli elementi passivi che tengono insieme la spalla, insieme alla capsula e ai legamenti.
Gli elementi attivi sono i muscoli, in particolare quelli della cuffia dei rotatori. Ed è una notizia importante: quando la parte passiva è danneggiata, quella attiva può compensare.
È su questo che si fonda tutto il percorso di riabilitazione. Il cercine non si ripara da solo, ma la spalla può tornare a funzionare bene.
SLAP è una sigla inglese che indica una lesione della porzione superiore del cercine, che si estende in avanti e all’indietro.
Quella zona ha una particolarità: è il punto in cui si aggancia il tendine del capo lungo del bicipite, che dal braccio risale ed entra dentro l’articolazione.
Nella forma più frequente il cercine si stacca proprio lì, portandosi dietro l’attacco del bicipite. Questo spiega perché il dolore si sente davanti alla spalla e perché certi gesti di forza con il braccio piegato danno fastidio.
Nei referti troverai lesioni classificate per tipo, con numeri romani. Ti risparmio l’elenco: quello che cambia le decisioni è se l’attacco del bicipite è coinvolto oppure no.
Ci sono tre strade, e riconoscere la propria aiuta a capire il resto.
La prima è il gesto ripetuto sopra la testa, che nel tempo produce microlesioni fino a una lacerazione vera. È la storia più comune.
La seconda è il trauma: una caduta sul braccio teso, un peso trattenuto di scatto, una trazione improvvisa. Qui il paziente ricorda con precisione il momento.
La terza è la lussazione della spalla. Quando la testa dell’omero esce dalla sua sede, spesso danneggia il cercine nel passaggio.

Pallavolo, tennis, padel, nuoto, baseball, pallanuoto: tutte attività in cui il braccio viene portato indietro e sopra la testa, migliaia di volte.
Nel momento di massimo caricamento, con il braccio armato dietro la testa, la porzione superiore del cercine subisce una torsione notevole. Ripetuta per anni, quella torsione lascia il segno.
Il braccio dominante è coinvolto molto più spesso dell’altro, e l’età tipica va dai trenta ai cinquant’anni. Ma vedo anche ragazzi che giocano a livello agonistico da quando erano bambini.
Il dolore è profondo e sordo, difficile da localizzare con un dito. Molti pazienti lo indicano con tutta la mano davanti alla spalla, dicendo «è dentro».
Il segno più caratteristico però è un altro: scatti, click o sensazioni di scivolamento quando la spalla passa per certe posizioni. È la percezione che qualcosa dentro non scorra più liscio.
Molti riferiscono anche una spalla che «non è più sicura» nei movimenti estremi, e una perdita di potenza nel gesto sportivo prima ancora che compaia il dolore.
Nella maggior parte dei casi il disturbo compare in modo insidioso, senza un evento preciso a cui ricondurlo. Ed è normale non ricordare quando è cominciato.
Nella tendinite della cuffia dei rotatori il dolore compare in un arco preciso del movimento e non ci sono scatti. Nella capsulite adesiva la spalla si blocca in tutte le direzioni.
Nel tendine lesionato manca la forza in modo stabile. Nell’artrosi della spalla la rigidità è mattutina e generalizzata.
Sarò onesto su un punto: nessun singolo test clinico identifica con certezza una lesione del cercine. È una delle diagnosi più difficili della spalla, e spesso convivono più problemi insieme. Un quadro d’insieme lo trovi nella pagina sul dolore di spalla.
La radiografia non mostra il cercine, che è tessuto molle. Serve semmai a escludere altro, come l’artrosi o una tendinite calcifica.
L’esame di riferimento è la risonanza magnetica con mezzo di contrasto intrarticolare: il liquido si insinua nella lacerazione e la rende visibile. Una risonanza normale, senza contrasto, spesso non basta.
Qui però va detta una cosa che vale più di tutto il resto: lesioni del cercine si trovano frequentemente in persone che non hanno alcun dolore alla spalla, e la frequenza aumenta con l’età.
Significa che il referto da solo non dimostra che sia quella la causa del tuo problema. Contano il modo in cui il dolore si comporta e cosa non riesci più a fare.

Il percorso conservativo è la prima scelta nella maggior parte dei casi, ed è sostenuto dalla letteratura: la gestione non chirurgica basata sull’esercizio scapolare e sul riequilibrio muscolare dà sollievo in una quota rilevante di pazienti, e negli atleti di lancio è l’approccio da privilegiare (revisione, 2018).
L’obiettivo non è richiudere la lacerazione: quello non succede con la fisioterapia. L’obiettivo è far sì che i muscoli compensino la stabilità che il cercine non fornisce più.
Si lavora molto sul controllo, non solo sulla forza bruta. Esercizi come la pressione della mano su una palla appoggiata al muro allenano la spalla a percepire dove si trova e a reagire.
Poi si costruisce il rinforzo della cuffia, dentro un percorso di chinesiterapia progressivo, calibrato su quello che la spalla regge in quel momento.
La scapola è la base su cui la spalla si muove. Se scivola male sul torace, il braccio lavora sempre in svantaggio, e questo è particolarmente vero in chi ha una lesione del cercine.
Nel gesto di lancio, poi, la forza non nasce dal braccio: parte dalle gambe, passa dal bacino e dal tronco, e arriva alla spalla per ultima. Se qualcosa si perde lungo il percorso, la spalla si carica del resto.
Per questo il lavoro non si ferma alla spalla. Valuto anche anca, tronco e controllo del bacino.
È la fase che decide se il risultato durerà. Tornare a giocare senza aver ricostruito il gesto significa ritrovarsi al punto di partenza in poche settimane.
Si riparte da movimenti lenti e controllati, poi si aumenta gradualmente velocità e ampiezza, e solo alla fine si torna al gesto completo alla massima intensità.
La tecarterapia e il laser Nd:YAG possono aiutare sul dolore nelle fasi iniziali. Sono un supporto al lavoro attivo, non un’alternativa.
Se dopo un percorso conservativo ben condotto il dolore e l’instabilità continuano a impedirti lo sport o il lavoro, si valuta la chirurgia.
Le opzioni principali sono la riparazione del cercine e la tenodesi del bicipite. Sono scelte tecniche che dipendono dal tipo di lesione, dall’età e dalla richiesta funzionale: la decisione spetta all’ortopedico.
Vale la pena sapere che la chirurgia della SLAP è uno degli ambiti più discussi della spalla, e che gli studi non mostrano un vantaggio netto in tutte le situazioni. Ragione in più per provare seriamente la strada conservativa prima.
Non richiude il cercine e non lo riattacca all’osso. Se la lacerazione c’è, resterà: nessuna tecnica manuale e nessun macchinario la cicatrizza.
Non fa sparire la lesione dalla risonanza, e non sostituisce la valutazione dell’ortopedico quando ci sono i presupposti per l’intervento.
Non posso nemmeno garantirti che tornerai al livello sportivo di prima. Dipende da molte cose, e alcune non dipendono da noi due.
Quello che il percorso può fare è ridurre il dolore, restituire controllo e stabilità, e riportarti ai gesti che avevi smesso di fare. In gran parte dei casi è esattamente ciò che serve.
Sui farmaci e sulle infiltrazioni non entro nel merito: parlane con il tuo medico.
Al termine del percorso ti consegno una relazione scritta con la valutazione iniziale, il lavoro svolto, il controllo e la forza recuperati, e le indicazioni per mantenere il risultato.
Se pratichi sport, contiene anche le indicazioni per il ritorno graduale all’attività. È un documento che serve a te, al tuo medico e all’ortopedico che ti segue.
Puoi essere seguito nella sede di Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, oppure in quella di Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3.
Entrambe dispongono degli spazi necessari per il lavoro di controllo e per il recupero del gesto sportivo.
Se hai un referto che parla di lesione del cercine o di SLAP, puoi prenotare una visita e lo valutiamo insieme. Trovi le altre condizioni che tratto nella sezione dedicata alle patologie della spalla.