Il dolore intercostale è quella fitta che si sente tra le costole, lungo il fianco o verso il petto, e che spesso peggiora con il respiro profondo.
Chi lo prova per la prima volta ha quasi sempre lo stesso pensiero: che sia il cuore. È una preoccupazione legittima e va affrontata subito, non messa da parte.
Nella grande maggioranza dei casi il dolore nasce dalla parete del torace, cioè da costole, muscoli e articolazioni. Tuttavia è il medico, non il fisioterapista, a doverlo stabilire per primo.
Sono il Dott. Giuseppe Palumbo e tratto questi disturbi dal 1994, nei due centri CGM di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati. In questa pagina ti spiego da dove nasce questo dolore e quando è di mia competenza.
Con questo termine indichiamo il dolore percepito negli spazi compresi tra una costola e l’altra. Non è una diagnosi: è la descrizione di dove si sente il fastidio.
Spesso si accompagna al termine dolore costale, che indica più genericamente il dolore delle costole e dei loro punti di attacco.
Una revisione dell’American Academy of Family Physicians ricorda che le cause muscoloscheletriche sono le più frequenti fra chi si presenta al medico per dolore al torace, pur raccomandando di escludere sempre le altre prima di fermarsi a questa conclusione.
Ogni costola nasce da una vertebra del tratto dorsale, si curva in avanti e va a chiudersi verso lo sterno. Ne abbiamo dodici paia.
Il punto in cui la costola si aggancia alla vertebra è una vera articolazione, piccola ma mobile. Infatti si muove a ogni respiro: parliamo di ventimila movimenti al giorno.
Tra una costola e l’altra corrono poi i muscoli intercostali e i nervi intercostali. Di conseguenza, in quello spazio così stretto, il dolore può nascere da tre strutture diverse.
Il quadro tipico è una fitta acuta, ben localizzata, che segue l’andamento di una costola dalla schiena verso il petto.
Peggiora quasi sempre con il respiro profondo, con la tosse, con uno starnuto e con le torsioni del busto. Al contrario, spesso si attenua trovando una posizione di scarico.
Un segnale utile è la pressione: se premendo con un dito in un punto preciso il dolore si riproduce esattamente, quasi sempre stiamo parlando della parete toracica.
Molti riferiscono anche di respirare “a metà”, perché inspirare a fondo fa male e il corpo impara a evitarlo.
Le origini possibili sono diverse e vanno distinte, perché il trattamento cambia.
È la causa che trovo più spesso. L’articolazione costovertebrale perde la sua piccola mobilità, e il dolore compare all’improvviso, magari dopo un movimento banale o una notte in una posizione scomoda.
Si accompagna quasi sempre a rigidità del tratto dorsale. Per questo, quando la schiena in mezzo è rigida da tempo, il rischio che una costola si irriti è più alto.
I muscoli intercostali possono affaticarsi o subire un piccolo stiramento, tipicamente dopo colpi di tosse ripetuti, uno sforzo insolito o un gesto sportivo di torsione.
C’è poi una forma meno conosciuta: l’infiammazione delle cartilagini che uniscono le costole allo sterno, chiamata costocondrite. Qui il dolore si sente sul davanti, vicino allo sterno, ed è dolente alla pressione. È fastidiosa e può durare settimane, ma è benigna e si risolve.
Quando è coinvolto il nervo, il dolore cambia carattere: diventa bruciante o simile a una scossa, e può accompagnarsi a formicolio o a una sensibilità anomala della pelle.
Una causa da conoscere è l’herpes zoster, il fuoco di Sant’Antonio. Il dolore può precedere di giorni la comparsa delle vescicole sulla pelle, quindi all’inizio sembra solo un dolore intercostale.
Se compaiono bollicine o arrossamenti lungo la stessa striscia dolorosa, il primo passo è il medico e non la fisioterapia.
Esiste una minoranza di casi in cui il dolore nasce da un organo interno e si fa sentire in quella zona. Cuore, polmoni, stomaco e cistifellea possono comportarsi così.
Il criterio che uso è semplice: un dolore che non cambia in alcun modo con il movimento, con la posizione, con la pressione e con il respiro non è un dolore da fisioterapista.
Su questo argomento preferisco essere chiaro subito, invece che in fondo alla pagina. Il dolore al torace ha alcune cause che richiedono il medico e, in certi casi, il pronto soccorso.
Leggi con attenzione l’elenco qui sotto prima di cercare qualsiasi trattamento.
La prima domanda è sempre la stessa: il dolore si modifica quando ti muovi o quando respiri? Se la risposta è sì, siamo con ogni probabilità sulla parete toracica.
Cerco poi il punto esatto che riproduce il sintomo, verifico la mobilità delle singole costole durante il respiro e controllo quanto si muove il tratto dorsale.
Guardo infine cosa succede sopra e sotto, perché una cervicalgia o una curva dorsale accentuata cambiano il modo in cui il torace lavora.
Il percorso si definisce dopo la valutazione. Non stabilisco in anticipo quante sedute serviranno, perché dipende da cosa sta generando il sintomo.
Nella fase iniziale l’obiettivo è permetterti di inspirare a fondo senza paura. Riduci le attività che scatenano la fitta, ma non restare immobile: il torace fermo si irrigidisce in fretta.
Possono aiutare il trattamento manuale dei tessuti e alcune terapie strumentali come la tecarterapia, il cui ruolo è dare sollievo e rendere possibile il movimento, non curare da sole il problema.
Se pensi di aver bisogno di un farmaco, parlane con il tuo medico: non è compito del fisioterapista.
È la parte che evita le ricadute. Si lavora sulla mobilità del tratto dorsale in estensione e rotazione, e sull’espansione della gabbia toracica.
Il respiro è uno strumento di lavoro, non un accessorio: la ginnastica respiratoria insegna a usare il diaframma invece di respirare solo con la parte alta del petto.
Si aggiunge poi il lavoro di forza, con la chinesiterapia e la ginnastica medica, perché un torace che si muove bene ha bisogno di muscoli che lo sostengano.
La fisioterapia non tratta il dolore che nasce dagli organi interni. Se l’origine è cardiaca, polmonare o digestiva, il percorso è un altro e passa dal medico.
Non accelera inoltre la guarigione di una costola incrinata, che ha i suoi tempi biologici, né cura l’herpes zoster.
Quello che può fare, quando l’origine è muscoloscheletrica, è ridurre il dolore, restituire mobilità a costole e dorso e ridurre le probabilità che il problema torni.
Al termine del ciclo ricevi una relazione fisioterapica scritta, con quello che è stato fatto, i risultati raggiunti e le indicazioni per mantenerli nel tempo.
Ci trovi nella sede di Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, e nella sede di Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3.
Se il tuo medico ha già escluso le cause che richiedono altri accertamenti, prenota una visita: si parte da una valutazione, mai da un protocollo deciso in anticipo.