La discopatia lombare è la degenerazione di uno o più dischi intervertebrali della parte bassa della schiena. Se sei arrivato qui con un referto in mano, probabilmente hai letto parole come “riduzione dello spazio intersomatico” o “disidratazione discale” e ti sei spaventato.
In questa pagina ti traduco quelle parole una per una. E ti spiego perché descrivono come appare la tua colonna, non quanto starai male.

Tra una vertebra e l’altra si trova il disco intervertebrale: un anello fibroso che racchiude un nucleo gelatinoso, ricco d’acqua, e che ammortizza i carichi.
Con il passare degli anni quel nucleo perde progressivamente acqua. Il disco diventa meno elastico, si abbassa di altezza e l’anello che lo contiene si irrigidisce. Questo processo è la discopatia.
Non è una malattia che si prende: è un cambiamento che riguarda tutti, con tempi e intensità diversi da persona a persona. Comincia prima di quanto si creda, spesso già dai vent’anni.
I livelli più interessati sono gli ultimi due, L4-L5 e L5-S1, perché sono quelli che sopportano più carico di tutta la colonna.
I referti radiologici usano un linguaggio tecnico che al paziente arriva come una sentenza. Ecco cosa significano davvero le diciture più frequenti.
È la dicitura che compare più spesso, e significa una cosa sola: lo spazio tra due vertebre è più basso di quanto ci si aspetterebbe.
Quello spazio è occupato dal disco, quindi se si riduce vuol dire che il disco ha perso altezza. Puoi trovarlo scritto anche come “riduzione dell’ampiezza degli spazi intersomatici” o “spazi intersomatici ridotti”.
È un reperto comune e legato all’età. L’entità della riduzione, però, non dice quanto farà male: ho visto riduzioni marcate in persone che non hanno mai avuto un giorno di mal di schiena.
Nella risonanza magnetica un disco ben idratato appare chiaro e luminoso. Man mano che perde acqua diventa più scuro, fino a comparire quasi nero.
Da qui l’espressione “disco nero”, che spaventa moltissimo ma descrive semplicemente il contenuto d’acqua del disco in quel momento.
Anche qui vale lo stesso principio: la disidratazione è un processo fisiologico prima ancora che patologico, e da sola non spiega il dolore.
I numeri indicano semplicemente quale disco è interessato. L4-L5 è quello tra la quarta e la quinta vertebra lombare, L5-S1 quello tra l’ultima lombare e il sacro.
Sono i due livelli più frequentemente coinvolti, perché stanno alla base della colonna e ricevono più carico. Il fatto che siano proprio loro, quindi, non è un segno di gravità: è la norma.
Alcuni referti riportano anche una classificazione in gradi, da uno a cinque. Descrive l’aspetto del disco nelle immagini, non il dolore che provi.
Quando l’anello fibroso si indebolisce, il disco può sporgere leggermente oltre il proprio bordo naturale. Questa è la protrusione.
Se invece il materiale interno fuoriesce attraverso una fissurazione dell’anello, si parla di ernia. La differenza sta tutta lì: nella protrusione il disco sporge ma resta integro.
La discopatia è il processo, l’ernia è un possibile evento dentro quel processo. Non tutte le discopatie diventano ernie, anzi: la grande maggioranza non lo diventa mai. Trovi l’approfondimento nella pagina sulle ernie lombari.
Questo è il punto più importante di tutta la pagina, e vale la pena leggerlo due volte.
Una revisione sistematica su oltre tremila persone senza alcun sintomo ha misurato quanto siano diffusi questi reperti in chi non ha mai avuto mal di schiena. I numeri parlano da soli: la degenerazione discale è presente nel 37% delle persone a vent’anni e nel 96% a ottanta.
Anche le protrusioni seguono lo stesso andamento, passando dal 29% al 43% nella stessa fascia d’età. Tutte persone che stavano bene e non sapevano di averle.
Di conseguenza, trovare una discopatia sul tuo referto non significa aver trovato la causa del tuo dolore. Significa aver fotografato la tua colonna in un dato momento.
Il problema è che leggere quelle parole spaventa, la paura porta a muoversi di meno, e muoversi di meno peggiora davvero il quadro. È il meccanismo che affronto anche nella pagina sull’artrosi lombare.
Quando i sintomi ci sono, il quadro tipico è un dolore lombare profondo, spesso a fascia, che va e viene nel corso dei mesi.
Peggiora tipicamente stando seduti a lungo, guidando o piegandosi in avanti, perché in flessione il carico sul disco aumenta. Molti pazienti mi raccontano che dopo un viaggio in auto faticano a rialzarsi.
Si associano rigidità al mattino e la sensazione di dover “sbloccare” la schiena prima di muoversi normalmente.
Se una radice nervosa viene irritata, il dolore può scendere lungo la gamba con formicolii o senso di debolezza. È il quadro della sciatalgia.
Nelle persone più avanti con gli anni, la perdita di altezza dei dischi può contribuire al restringimento del canale: in quel caso il dolore alle gambe compare camminando e si spegne fermandosi, ed è il quadro della stenosi lombare.

Il percorso si articola in due fasi, e l’ordine non è negoziabile.
Nei periodi più difficili lavoro con terapia manuale e massoterapia sui tessuti più tesi, recuperando gradualmente la mobilità perduta.
Se serve utilizzo terapie strumentali come la tecarterapia o il laser Nd:YAG. Rendono più sopportabili le fasi peggiori e ti riportano in movimento prima.
Sono strumenti di supporto, però, non la cura del disco. Servono ad aprire la strada alla parte che conta davvero.

Qui si ottengono i risultati che durano. Si lavora sul controllo del tronco e del bacino, sulla forza di glutei e addominali profondi, e sulla mobilità delle anche: se sono rigide, infatti, la zona lombare compensa e si sovraccarica.
La progressione parte da quello che tolleri oggi e sale con gradualità. Trovi il metodo descritto nelle pagine su chinesiterapia e rieducazione posturale globale.
Sulla frequenza delle sedute non do numeri prima di averti visto: la definiamo insieme dopo la valutazione, e la rivediamo strada facendo.
Non reidrata il disco, non gli restituisce l’altezza perduta e non riporta indietro le immagini della risonanza. Preferisco dirtelo, perché chi promette il contrario ti sta raccontando qualcosa che la letteratura non sostiene.
Quello che la fisioterapia ottiene, e ottiene bene, è ridurre il dolore, restituirti movimento e forza, e riportarti a fare le cose che avevi smesso di fare. Nella grande maggioranza dei casi è esattamente ciò che serve.

Il messaggio non è proteggersi. È continuare a muoversi con criterio.
Chi sta molte ore seduto dovrebbe alzarsi ogni tre quarti d’ora, anche solo per due minuti: la posizione seduta prolungata è la condizione meno gradita dai dischi.
Lo sport non è vietato. Cammino, nuoto, bicicletta e lavoro di forza ben dosato sono in genere ben tollerati, e nei periodi sintomatici si riduce senza fermarsi del tutto.
Sul rapporto tra assetto del corpo e sintomi trovi il mio punto di vista nella pagina su postura e mal di schiena. E se il dolore è generico e non hai referti, la pagina sulla lombalgia è il punto di partenza più adatto.
Nella grande maggioranza dei casi non se ne parla nemmeno. La discopatia si gestisce con il movimento e la fisioterapia.
Il discorso cambia in situazioni particolari: dolore invalidante che non risponde a un percorso conservativo condotto seriamente e per un tempo adeguato, oppure deficit neurologici che progrediscono.
In quei casi la decisione spetta al neurochirurgo, non a me. Il mio compito è dirti quando ha senso chiedere quel parere e seguirti nel recupero, se l’intervento viene eseguito.
Al CGM lavoro dal 1994 con persone che arrivano con un referto in mano e la paura di avere la schiena rovinata. La prima cosa che faccio è separare quello che il referto dice da quello che il tuo corpo racconta.
Da lì costruisco un programma personalizzato, che unisce il lavoro sul dolore nelle fasi difficili e il lavoro attivo come obiettivo stabile. Puoi vedere l’insieme dei trattamenti nella pagina fisioterapia e le altre condizioni nella sezione patologie del tratto lombare.
Al termine del ciclo ti rilascio una relazione fisioterapica con il lavoro svolto, i risultati ottenuti e le indicazioni per mantenerli.
Ti ricevo in due sedi: a Gravina di Catania e a Sant’Agata Li Battiati. Puoi prenotare una visita nella sede più comoda per te.