La cefalea cervicogenica è un mal di testa che non nasce nella testa, ma nelle prime vertebre del collo. Hai provato antidolorifici di ogni tipo, magari anche i farmaci per l’emicrania, e il risultato è sempre parziale.
Nel frattempo, però, nessuno ti ha mai guardato il collo.
È una diagnosi che passa spesso inosservata, perché il dolore si sente dove non ha origine. E finché si cura il posto sbagliato, il risultato non arriva.
Sono il Dott. Giuseppe Palumbo e tratto questa condizione dal 1994, nei centri CGM di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati. In questa pagina ti spiego come riconoscerla e come si affronta.
È un mal di testa secondario: il dolore si percepisce nel capo, ma la struttura che lo genera si trova nel tratto cervicale alto, tra la prima e la terza vertebra.
La differenza rispetto all’emicrania è sostanziale. Nell’emicrania il problema è nel sistema nervoso che governa il dolore, qui invece c’è una disfunzione meccanica di articolazioni, muscoli e legamenti del collo.
Questo cambia tutto sul piano pratico: una disfunzione meccanica si può trattare con le mani e con il movimento.
Il meccanismo è affascinante e spiega tutto il resto.
Le fibre nervose che raccolgono la sensibilità delle prime tre vertebre cervicali arrivano a una stazione del tronco encefalico chiamata nucleo trigemino-cervicale. In quello stesso punto arrivano anche le fibre del nervo trigemino, che porta la sensibilità di viso, fronte e zona intorno all’occhio.
I due sistemi condividono quindi la stessa centralina. Quando il collo invia un segnale di dolore intenso e prolungato, il cervello fatica a stabilire da quale delle due vie provenga e lo interpreta come dolore alla testa.
È lo stesso principio per cui un infarto può dare dolore al braccio sinistro: il segnale parte da un posto e viene percepito in un altro.

Ci sono alcuni segni che, presi insieme, orientano con buona precisione:
Il primo punto è il più importante di tutti. Un mal di testa che oggi è a destra e domani a sinistra difficilmente ha origine cervicale.
È la domanda che si fa chiunque abbia mal di testa cronico. Questa tabella riassume le differenze principali:
| Cervicogenica | Emicrania | Tensiva | |
|---|---|---|---|
| Lato | Sempre lo stesso | Un lato, ma può cambiare | Tutta la testa |
| Dove inizia | Nuca e collo | Tempia o occhio | Fascia intorno al capo |
| Tipo di dolore | Sordo, costante | Pulsante | Compressivo, come una morsa |
| Durata | Ore o giorni | Da 4 a 72 ore | Da mezz’ora a giorni |
| Cosa lo scatena | Movimenti e posture del collo | Stress, cibi, ormoni, sonno | Stress e tensione |
| Nausea e luce | Assenti o lievi | Marcate | Assenti |
| Movimento del collo | Ridotto | Normale | Normale o poco ridotto |
| Attività fisica | Indifferente o migliora | Peggiora | Spesso migliora |
Una precisazione onesta: le forme miste esistono e sono frequenti. Molti pazienti hanno un’emicrania vera e, insieme, una componente cervicale che la peggiora.
In questi casi la fisioterapia non elimina l’emicrania, ma riducendo la parte cervicale abbassa il numero complessivo di episodi. È un risultato che vale la pena ottenere.

All’origine c’è sempre una disfunzione del tratto cervicale superiore. Quello che cambia è come ci si è arrivati:
Nella maggior parte dei pazienti questi fattori convivono. Ecco perché intervenire su uno solo porta un miglioramento parziale e temporaneo, come approfondisco nella pagina sulla cervicalgia da postura.
La grande maggioranza dei mal di testa è benigna. Alcuni segnali, però, richiedono una valutazione medica immediata:
In presenza di uno di questi elementi il percorso parte dal medico. La fisioterapia interviene solo dopo che le cause serie sono state escluse.
Non esiste un esame che dica “questa è una cefalea cervicogenica”. Radiografia e risonanza servono a escludere altro, non a confermarla: mostrano infatti alterazioni presenti anche in chi non ha alcun mal di testa.
La diagnosi è quindi clinica e si costruisce su tre elementi.
Il primo è la storia: da quanto tempo, sempre dallo stesso lato, cosa lo scatena, come è iniziato. Il secondo è l’esame del collo, dove valutiamo il movimento di ogni segmento, la muscolatura suboccipitale e i trigger point.
Il terzo è il più utile di tutti: la riproduzione del sintomo. Se premendo o mobilizzando una struttura precisa del collo compare il tuo mal di testa, abbiamo trovato l’origine.
Completiamo il quadro con la diagnosi posturale, perché il collo alto compensa quasi sempre qualcosa che accade più in basso.

Qui c’è una buona notizia sostenuta dai dati. Uno studio pubblicato su Spine ha seguito per dodici mesi pazienti con cefalea cervicogenica trattati con terapia manuale ed esercizio: frequenza e intensità del mal di testa si sono ridotte in modo significativo, e il risultato si è mantenuto nel tempo, come documenta questo studio randomizzato.
Non è quindi una condizione con cui rassegnarsi a convivere.
È il cardine del trattamento. Lavoriamo sui muscoli suboccipitali, che sono piccoli, profondi e quasi sempre contratti in questi pazienti.
Al lavoro sui tessuti molli affianchiamo le mobilizzazioni dolci dei segmenti cervicali alti e il trattamento dei trigger point. La massoterapia completa il quadro, purché mirata sui muscoli davvero coinvolti.
Molti pazienti riferiscono un miglioramento già dopo le prime sedute. Il risultato stabile, però, arriva più avanti.
Servono a preparare il terreno e a ridurre l’infiammazione, così il lavoro manuale diventa tollerabile ed efficace.
Utilizziamo la Tecarterapia sui muscoli profondi del collo e il laser Nd:YAG ad alta potenza sulle inserzioni alla base del cranio, dove si concentra la maggior parte del dolore.
Questa è la parte che determina il risultato a distanza, e nello studio citato l’esercizio si è dimostrato efficace quanto la terapia manuale.
Il lavoro riguarda soprattutto i flessori profondi del collo, muscoli piccoli che stabilizzano le prime vertebre e che in questi pazienti sono quasi sempre deboli. Sono esercizi a basso carico, da eseguire ogni giorno, che non richiedono attrezzatura.
In parallelo interveniamo sulle abitudini che alimentano il problema: postazione di lavoro, altezza del cuscino, pause regolari. Nei casi con squilibri importanti proponiamo un percorso di rieducazione posturale globale.

I primi segnali arrivano in genere entro due o tre settimane: gli episodi diventano meno intensi, oppure più distanziati.
Il ciclo di trattamento dura di norma dalle sei alle otto settimane, con due sedute settimanali nella fase iniziale. A questo si aggiungono gli esercizi quotidiani a casa, che non sono un accessorio ma parte della cura.
Se il mal di testa ti accompagna da dieci anni, però, aspettati tempi più lunghi. Il sistema nervoso ha imparato quel dolore e disimpararlo richiede pazienza.
Ti dico anche quando fermarsi: se dopo otto settimane di lavoro corretto non è cambiato nulla, la componente cervicale probabilmente non era quella dominante, e ha senso tornare dal neurologo per rivalutare tutto.
Al CGM Fisioterapia trattiamo il mal di testa di origine cervicale dal 1994, sempre in accordo con il neurologo quando il paziente ne ha già uno.
Se il tuo mal di testa è sempre dallo stesso lato, parte dalla nuca e nessuno ti ha mai esaminato il collo, vale la pena farlo. Scopri i nostri trattamenti di fisioterapia, consulta le altre patologie del tratto cervicale oppure prenota una visita.