Artrosi lombare

Artrosi lombare: sintomi, cause e cura

L’artrosi lombare è l’insieme dei cambiamenti che le articolazioni della parte bassa della schiena sviluppano con il passare degli anni. Se sei arrivato qui con un referto in mano, ti anticipo la cosa più importante di tutta questa pagina.

Quelle parole descrivono come appare la tua colonna, non quanto starai male. Sono due cose diverse, e non vanno mai confuse.

Che cos’è l’artrosi lombare

Donna con artrosi lombare che si rialza lentamente per la rigidità

Ogni vertebra è collegata a quella vicina da due piccole articolazioni posteriori, chiamate faccette, e da un disco che fa da ammortizzatore.

Con gli anni la cartilagine di quelle articolazioni si assottiglia, i dischi perdono un po’ di altezza e ai bordi dell’osso possono formarsi piccole sporgenze, gli osteofiti.

Sul referto puoi trovare la stessa condizione chiamata in modi diversi: artrosi lombare, spondiloartrosi, artrosi delle faccette articolari o osteofitosi. Cambiano le parole, non la sostanza.

È lo stesso processo che interessa altre articolazioni del corpo, come nell’artrosi cervicale o nella coxartrosi dell’anca.

Artrosi lombare non significa schiena che si consuma

Su internet troverai l’artrosi descritta come un’usura inarrestabile, con la cartilagine che si distrugge progressivamente. È un’immagine efficace e profondamente fuorviante.

La schiena non è un cuscinetto che si assottiglia fino a rompersi. È un tessuto vivo, che risponde al carico e si adatta. Quando smetti di caricarlo, peggiora: non il contrario.

Soprattutto, questi segni si trovano in moltissime persone che non hanno mai avuto un giorno di mal di schiena. Una revisione sistematica sulla prevalenza dei reperti degenerativi mostra che sono diffusissimi tra chi non ha alcun sintomo e aumentano con l’età, tanto da dover essere letti sempre insieme al quadro clinico.

In altre parole: sono più simili ai capelli grigi che a una malattia. Frequenti, visibili, e di per sé non dolorosi.

Perché il referto spaventa più del dolore

Molti pazienti arrivano da me più preoccupati per quello che hanno letto che per quello che sentono. È comprensibile: il linguaggio dei referti è tecnico e suona grave.

Gli osteofiti, in particolare, spaventano parecchio. In realtà sono una risposta dell’osso alle sollecitazioni, un tentativo di allargare la base d’appoggio. Nella maggior parte dei casi non danno alcun sintomo.

La fisioterapia non li elimina, e nessuno può farlo se non il chirurgo. Tuttavia questo conta molto meno di quanto pensi, perché il dolore quasi mai dipende soltanto da loro.

Il problema vero è un altro: chi si convince di avere una schiena rovinata smette di muoversi. E la riduzione del movimento peggiora rigidità, forza e dolore, generando proprio ciò che si temeva.

I sintomi dell’artrosi lombare

Il quadro tipico è un dolore lombare sordo e profondo, spesso a fascia, che va e viene nel corso dei mesi.

Si accompagna a rigidità, sensazione di schiena bloccata e difficoltà nei movimenti di inarcamento e rotazione. Molti riferiscono anche scricchiolii, che però da soli non significano nulla.

Il dolore tende inoltre a peggiorare nelle giornate di carico prolungato, e spesso si accentua nei periodi di stanchezza o di stress.

Il segno che la distingue: la rigidità che passa muovendosi

C’è un dettaglio che riconosco quasi sempre, e che il paziente racconta prima ancora che io lo chieda.

Al mattino, o dopo essere rimasto seduto a lungo, i primi passi sono faticosi e la schiena sembra bloccata. Poi, muovendoti, le cose migliorano nel giro di pochi minuti.

Questa rigidità di breve durata che si scioglie con il movimento è tipica del quadro artrosico, e ti dice già una cosa fondamentale sul trattamento: il movimento non è il nemico, è il rimedio.

Quando il dolore scende nella gamba

A volte il dolore non resta in basso. Se scende lungo la gamba con formicolii o debolezza, è coinvolta una radice nervosa e il quadro diventa quello della sciatalgia.

Un caso merita attenzione particolare: se il dolore alle gambe compare camminando e si spegne fermandosi o sedendosi, il sospetto è che l’artrosi abbia ridotto lo spazio del canale. È il quadro della stenosi lombare, che ho trattato in una pagina dedicata.

Il processo degenerativo può inoltre favorire uno scivolamento vertebrale, cioè la spondilolistesi nella sua forma degenerativa.

Come si arriva alla diagnosi

Colloquio di valutazione con il Dott. Giuseppe Palumbo al CGM di Catania

I segni di artrosi si vedono bene su una radiografia. Quello che la radiografia non può dirti, però, è se siano loro la causa del tuo dolore.

Lo stabilisce la valutazione clinica. Nella prima visita ascolto la tua storia, ti osservo in piedi, guardo come ti muovi, quali direzioni ti danno fastidio, quanto carico tolleri e quanto sono mobili le tue anche.

Quando serve integro con la diagnosi posturale strumentale, che mi mostra come distribuisci i carichi realmente.

Cosa non serve

Non serve ripetere gli esami ogni anno per vedere se l’artrosi è avanzata. L’immagine cambia lentamente e non corrisponde all’andamento dei sintomi.

Non serve la risonanza in assenza di sintomi neurologici. Anzi, rischia di mostrarti altri reperti comuni per la tua età che ti spaventeranno inutilmente.

Non serve, infine, cercare online la classificazione del tuo grado di artrosi. Non predice quanto starai male, e leggerla peggiora soltanto la preoccupazione.

⚠️ Segnali d’allarme: quando serve il medico
L’artrosi in sé non è un’emergenza. Alcuni segnali, però, richiedono una valutazione medica immediata e non un appuntamento in fisioterapia:
– perdita di forza in una gamba che peggiora nel giro di ore o giorni
– difficoltà improvvisa a controllare la vescica o l’intestino
– perdita di sensibilità nella zona che appoggia sulla sella quando sei seduto
– dolore lombare comparso dopo una caduta, soprattutto in presenza di osteoporosi
– febbre, perdita di peso inspiegabile, precedenti oncologici, oppure dolore che non cambia mai con nessuna posizione e ti sveglia di notte

Se riconosci uno dei primi tre, vai in pronto soccorso senza aspettare. Sono situazioni rare, ma vanno riconosciute subito.

Fisioterapia per l’artrosi lombare: cosa può fare

Trattamento fisioterapico della zona lombare al CGM di Catania

Il percorso ha due obiettivi, e vanno affrontati in quest’ordine.

Ridurre dolore e rigidità

Nei periodi in cui il dolore è più presente lavoro con terapia manuale e massoterapia sui tessuti più tesi, recuperando gradualmente la mobilità che hai perso.

Se serve utilizzo terapie strumentali come la tecarterapia o il laser Nd:YAG, utili a rendere più sopportabili le fasi peggiori.

Sono strumenti di supporto, però, non la terapia. Servono ad aprirti la strada verso la parte che conta davvero.

Costruire forza e tolleranza al carico

Qui si ottengono i risultati che durano. Si lavora sulla forza di glutei, addominali profondi e muscoli posteriori della coscia, e sulla mobilità delle anche: se sono rigide, infatti, la zona lombare compensa e si sovraccarica.

La progressione parte da quello che tolleri oggi e sale con gradualità. Trovi il metodo descritto nelle pagine su chinesiterapia e ginnastica antalgica.

Sulla frequenza delle sedute non do numeri prima di averti visto: dipende dalla fase e da come rispondi, e la definiamo insieme dopo la valutazione.

Cosa la fisioterapia non può fare sull’artrosi lombare

Non ricostruisce la cartilagine, non elimina gli osteofiti e non riporta indietro le immagini della radiografia. Preferisco dirtelo, perché chi promette il contrario ti sta raccontando qualcosa che la letteratura non sostiene.

Quello che la fisioterapia ottiene, e ottiene bene, è ridurre dolore e rigidità, restituirti forza e movimento, e permetterti di tornare alle cose che avevi smesso di fare. Nella grande maggioranza dei casi è esattamente ciò che ti serve.

Il movimento è la terapia, non il rischio

Esercizio attivo per l'artrosi lombare nella palestra del CGM di Catania

Se dovessi riassumere questa pagina in una riga, sceglierei questa: la cosa peggiore che puoi fare è smettere di muoverti per proteggere una schiena che credi rovinata.

Le articolazioni si nutrono del movimento. La cartilagine non ha vasi sanguigni e riceve nutrimento dal liquido articolare, che circola quando l’articolazione lavora. Di conseguenza l’immobilità la penalizza.

Il cammino regolare è il primo alleato, e non serve che sia intenso. Vanno bene anche la bicicletta, il nuoto e il lavoro di forza ben dosato.

La regola è muoversi spesso e alternare le posizioni, invece di restare fermo per ore. Sul rapporto tra assetto del corpo e sintomi trovi il mio punto di vista in postura e mal di schiena.

Convivere con l’artrosi lombare: lavoro, sport, vita quotidiana

Convivere non significa rassegnarsi. Significa gestire i carichi con criterio e continuare a fare le cose.

Chi lavora molte ore in piedi trae beneficio dal cambiare appoggio e concedersi pause. Chi sta seduto dovrebbe alzarsi ogni tre quarti d’ora, anche solo per due minuti.

Lo sport non è vietato. I periodi di dolore più intenso vanno gestiti riducendo, non fermandosi del tutto, e alle attività si torna gradualmente.

Sugli integratori per la cartilagine non entro nel merito, perché non è compito del fisioterapista occuparsene. Se ti interessano, parlane con il tuo medico.

La cintura lombare, infine, può servire in momenti mirati come una giornata di carichi pesanti. Tuttavia non va indossata tutto il giorno: la muscolatura si abitua a lavorare meno, e nell’artrosi lombare la forza è proprio ciò che ti protegge.

Quando si valuta la chirurgia

Nella grande maggioranza dei casi non se ne parla nemmeno. L’artrosi lombare si gestisce con il movimento e la fisioterapia.

Il discorso cambia quando la degenerazione produce una stenosi importante con limitazione seria del cammino, oppure in presenza di deficit neurologici che progrediscono.

In quei casi la decisione spetta al neurochirurgo, non a me. Il mio compito è dirti quando ha senso chiedere quel parere e seguirti nel recupero, se l’intervento viene eseguito.

Il percorso al CGM di Catania

Al CGM lavoro dal 1994 con persone che convivono con l’artrosi. La prima cosa che faccio è separare quello che il referto dice da quello che il tuo corpo racconta.

Da lì costruisco un programma personalizzato, che unisce il lavoro sul dolore nelle fasi difficili e il lavoro attivo come obiettivo stabile. Puoi vedere l’insieme dei trattamenti nella pagina fisioterapia e le altre condizioni nella sezione patologie del tratto lombare. Se il dolore è recente e non hai referti, la pagina sulla lombalgia è il punto di partenza più adatto.

Al termine del ciclo ti rilascio una relazione fisioterapica con il lavoro svolto, i risultati ottenuti e le indicazioni per mantenerli.

Ti ricevo in due sedi: a Gravina di Catania, in Via San Paolo 96/B, e a Sant’Agata Li Battiati, in Via Alcide De Gasperi 1/3. Puoi prenotare una visita oppure scrivermi dalla pagina contatti.

CGM FISIOTERAPIA · CATANIA
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