Nel referto della tua radiografia c’è scritto artrosi cervicale. Magari accompagnata da parole come degenerazione, riduzione degli spazi discali, becchi osteofitari. E la sensazione, leggendo, è di avere il collo consumato e ormai compromesso.
Ti anticipo la conclusione di questa pagina, perché è la cosa più utile che posso dirti: quel referto descrive un processo normale dell’invecchiamento, e non predice quanto male avrai né quanto potrai muoverti.
Sono il Dott. Giuseppe Palumbo e seguo pazienti con artrosi cervicale dal 1994, nei centri CGM di Gravina di Catania e Sant’Agata Li Battiati. In questa pagina ti spiego cosa succede realmente nel tuo collo e cosa si può fare.
Il nome tecnico è spondilosi cervicale. Indica l’insieme delle modificazioni che le vertebre del collo subiscono con il passare degli anni.
Non è una malattia che si prende, e non è nemmeno un’infiammazione, nonostante il suffisso possa trarre in inganno. È un processo di adattamento e usura, come i capelli che diventano grigi o la pelle che perde elasticità.
Il processo inizia dal disco intervertebrale. Con gli anni perde acqua e si assottiglia, quindi lo spazio tra una vertebra e l’altra si riduce.
A questo punto le superfici articolari lavorano più vicine e sotto carico maggiore. L’organismo reagisce come fa sempre davanti a un sovraccarico: produce più osso ai bordi, formando quelle piccole sporgenze che il referto chiama osteofiti o becchi osteofitari.
Va detto chiaramente: gli osteofiti non sono un errore del corpo, ma un tentativo di distribuire meglio il carico. Nella maggior parte dei casi non danno alcun disturbo.
Il processo interessa più spesso i segmenti C5-C6 e C6-C7, quelli sottoposti alle sollecitazioni maggiori.

Questa è la parte che cambia il modo di affrontare il problema, e vorrei che la leggessi con attenzione.
Uno studio giapponese ha esaminato con la risonanza il collo di 1.211 persone che non avevano alcun sintomo. Quasi il 90% presentava alterazioni degenerative dei dischi, come riporta la pubblicazione sulla rivista Spine. Nessuna di quelle persone si lamentava di nulla.
Il dato ci dice due cose. La prima è che l’artrosi cervicale è la norma dopo una certa età, non l’eccezione. La seconda, più importante, è che la sua presenza in un esame non spiega automaticamente il tuo dolore.
Il danno del referto letto male, però, è concreto. Chi si convince di avere il collo consumato smette di muoverlo per paura di rovinarlo ancora. E il collo che si muove meno diventa più rigido, più debole e più dolente: la profezia si autoavvera.
La cartilagine, al contrario di quello che si crede, non si consuma come un pneumatico. Ha bisogno del movimento per nutrirsi, perché non ha vasi sanguigni e riceve nutrimento proprio dal carico alternato.
Quando l’artrosi cervicale diventa sintomatica, il quadro comprende:
Un elemento distingue questo quadro dagli altri: la rigidità mattutina che si scioglie muovendosi. Chi ha artrosi cervicale sta peggio dopo il riposo e migliora durante la giornata.
Gli scrosci, che preoccupano molti pazienti, di per sé non indicano gravità. Un collo che scricchiola senza fare male non è un collo malato.
Se il quadro è prevalentemente doloroso senza rigidità marcata, leggi anche la pagina sulla cervicalgia.

Nella maggior parte dei casi l’artrosi resta un problema di rigidità e dolore. In una minoranza, però, le formazioni ossee riducono lo spazio disponibile per le strutture nervose.
Quando un osteofito restringe il forame da cui esce una radice nervosa, compaiono dolore lungo il braccio, formicolii e a volte perdita di forza.
È lo stesso quadro che può dare un’ernia, e per questo si chiama a volte ernia dura. Ne parlo nella pagina sulla cervicobrachialgia, che spiega sintomi e trattamento.
Questa è la situazione più delicata e merita attenzione, perché i suoi sintomi vengono spesso attribuiti semplicemente all’età.
Si verifica quando l’artrosi restringe il canale centrale e comprime il midollo spinale. I segnali sono questi:
Se riconosci due o più di questi segnali, la valutazione neurologica o neurochirurgica va fatta senza rimandare. Non è un quadro da gestire in fisioterapia, e riconoscerlo presto cambia sensibilmente la prognosi.
Ci tengo a essere chiaro: è una situazione poco frequente. Ma è anche l’unica, tra quelle di questa pagina, in cui aspettare fa davvero la differenza.
La radiografia mostra bene le alterazioni ossee e gli osteofiti, quindi è l’esame che di solito porta alla diagnosi. La risonanza serve invece quando si sospetta un coinvolgimento nervoso, perché mostra dischi, radici e midollo.
Detto questo, l’esame non basta. Come abbiamo visto, l’artrosi c’è quasi in tutti dopo i cinquant’anni: quello che conta è capire se sia lei a generare il tuo sintomo.
In studio misuriamo il movimento di ogni segmento, esaminiamo la muscolatura alla ricerca di contratture e trigger point, e verifichiamo forza, sensibilità e riflessi. Completiamo con una diagnosi posturale, perché un’artrosi comparsa presto ha quasi sempre una storia di sovraccarico alle spalle.
Non esiste una terapia che elimini l’artrosi, e diffida di chi te lo promette. Esistono invece percorsi che riducono il dolore e restituiscono movimento, e i risultati sono spesso migliori di quanto il paziente si aspetti.
Sembra un consiglio banale, invece è la parte che fa la differenza a distanza di anni.
Un’articolazione artrosica che si muove regolarmente mantiene la lubrificazione, nutre la cartilagine residua e conserva il tono dei muscoli che la proteggono. La stessa articolazione tenuta ferma diventa più rigida e più dolente nel giro di poche settimane.
Per questo il programma di esercizi non è un complemento del trattamento: è il trattamento. Lavoriamo su mobilità del collo, forza dei muscoli profondi e controllo posturale, con esercizi da fare a casa ogni giorno.
Servono a creare le condizioni perché il movimento sia possibile. Su un collo dolente, infatti, nessun esercizio è tollerato.
Utilizziamo la Tecarterapia, particolarmente indicata sulle articolazioni artrosiche, il laser Nd:YAG ad alta potenza e la massoterapia sui muscoli contratti.
Le mobilizzazioni manuali completano il lavoro, sempre dolci e mai forzate: un’articolazione artrosica va accompagnata, non spinta.
Ti risparmio tempo e denaro elencando quello che, nella mia esperienza, non porta risultati duraturi.
Il riposo prolungato peggiora il quadro invece di migliorarlo. Il collare, fuori dai casi prescritti dallo specialista, indebolisce la muscolatura. Gli antinfiammatori presi in continuazione mascherano il sintomo senza modificare nulla, e a lungo andare presentano il conto su stomaco e reni.
Quanto agli integratori per la cartilagine, le prove di efficacia sono deboli e discordanti. Difficilmente fanno danni, ma non aspettarti che cambino il quadro.
Una precisazione sul mio ruolo: non consiglio né farmaci né integratori, perché non è compito del fisioterapista. Le prescrizioni spettano al medico, io mi occupo di quello che si può ottenere con le mani, con gli strumenti e con il movimento.

Rispondo con franchezza: il processo degenerativo non si inverte. Le vertebre non tornano come erano a vent’anni, e chiunque sostenga il contrario ti sta vendendo qualcosa.
Si può però rallentarne l’evoluzione e, soprattutto, si può cambiare del tutto la propria condizione a parità di quadro radiografico.
Questo è il punto che i pazienti faticano ad accettare, e capisco perché. Ma è documentato e lo vedo ogni settimana in studio: due persone con la stessa identica radiografia possono avere vite completamente diverse. La differenza la fanno il movimento, la forza muscolare e le abitudini quotidiane.
Nel concreto significa muoversi con regolarità, mantenere il peso sotto controllo, curare la postazione di lavoro come spiego nella pagina sulla cervicalgia da postura, e non abbandonare gli esercizi appena il dolore passa.
Al CGM Fisioterapia seguiamo pazienti con artrosi cervicale dal 1994. L’obiettivo non è cancellare quello che si vede in radiografia, ma restituirti un collo che si muove e non fa male.
Se hai un referto che ti preoccupa e nessuno te l’ha spiegato bene, portalo in visita: nella maggior parte dei casi c’è più margine di quanto credi. Scopri i nostri trattamenti di fisioterapia, consulta le altre patologie del tratto cervicale oppure prenota una visita.